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L’omaggio di Belli alla musica italiana

Paolo Belli - foto M. Tascione

Paolo Belli - foto M. Tascione

«Questa opera è un modo per ringraziare tutti coloro che in qualche modo hanno segnato la mia vita artistica e umana». Lo ha confessato Paolo Belli all’uscita dell’album “La musica che ci gira intorno” per il suo grande ritorno discografico che omaggia tredici canzoni italiane di successo rivisitate tra swing, jazz e latin con la sua big band. Il nuovo album contiene alcune delle più celebri hit tra la fine degli anni sessanta e la metà degli anni novanta che annovera tra gli ospiti Arisa in “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, Stefano Fresi in “Ma come fanno i marinai” e il polistrumentista Juan Carlos Albelo Zamora in “Che sarà” e “La prima cosa bella”. «”Vorrei incontrarti tra cent’anni” con Arisa è stato uno dei primi brani, grazie a Telethon, in cui mi sono cimentato e piaciuto, perdonate l’immodestia, nel rivisitare dei brani storici e farli diventare jazzy – ha riflettuto il musicista – Con questo arrangiamento è cominciata la mia serenità nello smontare e rimontare brani meravigliosi e sentirmeli esattamente vestiti perfetti per il mio modo di esprimermi». Tutti i brani, eseguiti con la sua big band composta da sedici elementi, hanno un suono sùbito riconducibile allo stile di Belli, tra swing, jazz e latin. «Ho voluto rendere omaggio alla musica in stile ‘grande orchestra’ suonando questi pezzi come non ci si deve dimenticare di fare, nonostante io sia un amante delle nuove tendenze e del modo di eseguirle – ha precisato – E sono contento di aver fatto esercitare la propria arte a dei super musicisti che collaborano con me da trent’anni e che, nonostante tutto, continuano e mi permettono di eseguire i brani esattamente come me li immaginavo». Il disco si apre con “L’italiano”. «Per ricordare una famosa sera passata insieme, suonando e cantando – ha ricordato – Ma soprattutto imparando il jazz, assieme allo stesso Toto Cutugno, Enzo Jannacci, Tullio De Piscopo e Rino Zurzolo». Si passa poi a “Che sarà” con Juan Carlos Albelo Zamora. «Per anni la domanda che sarà della mia vita è stata, per me, un tormentone – ha rivelato – Ora, dopo aver raggiunto la soglia dei sessanta, questa canzone ha cominciato a darmi qualche risposta». La terza canzone è “Ma come fanno i marinai” con l’attore Stefano Fresi. «Perché nella leggerezza di questa canzone di Lucio Dalla e Francesco De Gregori del 1978 è nascosta una grande verità del musicista». Ecco poi “Natale”. «Quando l’ho interpretata per la prima volta a Telethon, qualche anno fa, ho sentito subito un qualcosa di forte e struggente, dolce e amaro, e l’ho sentita mia, in tutta la sua forza emotiva – ha confidato l’artista – Credo che la chiave swing le doni una leggerezza che rende le parole di Francesco De Gregori ancora più potenti». Paolo Belli, che negli ultimi anni è stato anche presidente della Nazionale Italiana Cantanti, è da sempre molto impegnato nella solidarietà, attraverso l’Associazione “Rock No War” e la Fondazione Telethon, per cui, da oltre dieci anni, conduce la maratona televisiva sulle reti RAI, oltre ad altre iniziative magari meno visibili, ma in grado di donare sollievo e contributi alle persone meno fortunate. Paolo Belli è anche volto televisivo: dal 2005 accompagna Milly Carlucci alla conduzione del programma di Rai1 “Ballando con le stelle”, di cui cura anche le musiche con la sua big band.  
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