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Incontri culturali

Luigi Vellucci, una vita in ventotto libri tra amore e mistero

Presentata l'eterogenea raccolta di racconti dell'autore tarantino che spazia dal neorealismo all'horror in stile Poe

La presentazione del libro

La presentazione del libro

TARANTO - È stato presentato nella sede dell’associazione “La città che vogliamo”, l’ultimo libro di Luigi Vellucci, una raccolta di “Racconti vecchi e nuovi tra amore e morte”.

Luigi Vellucci è uno scrittore tarantino che ha al suo attivo ben ventotto libri per una produzione che spazia dalle tradizioni popolari alla poesia dialettale, dal romanzo storico ai romanzi d’amore, per arrivare infine alle poesie d’amore anche in dialetto. Prima della presentazione abbiamo rivolto qualche domanda all’autore:

Perché questo libro?

«Sono pervenuto a questo libro che esula un pochettino da quello che era il mio mondo medievale che ha toccato tutti gli Svevi, Federico II,  Manfredi, Barbarossa e poi Corradino di Svevia, perchè ho voluto riprendere i racconti di una vita.

Nel tempo ho scritto racconti, poi piano piano li ho raccolti, che hanno la caratteristica di essere uno diverso dall’altro: i romani dicevano che la varietà è il sale della vita. Questo libro si caratterizza proprio per questa varietà, per questa diversità dei vari racconti che, di conseguenza, non possono annoiare, visto che hanno sempre qualcosa di diverso, di vario e vanno dal racconto sentimentale a uno realistico. Per qualcuno del neorealismo, anche con un po’ di eros, ma sempre epresso in maniera pulita e garbata, perchè anche l’eros fa parte dell’amore».

Perché questo titolo?

«Il titolo che potrebbe sembrare un po lugubre in realtà non lo è, perchè amore e morte fanno parte della vita, si nasce e si muore purtroppo. Questa impronta alla Edgar Allan Poe la si ritrova in certi racconti in cui vi è un po’ di horror e di misticismo: vi sono dei segreti che si svelano alla fine. Dei veri e propri piccoli gialli che ho voluto inserire in questa panoramica così diversa, di racconti di una vita.

Ci troviamo quindi difronte a una miscellanea di scritti presi durante un po’ tutta la vita. Si ma è chiaro che un racconto che scrivevo quando avevo 16 anni è diverso da quello che ho scritto ora che ne ho qualcuno in più. Sebbene riveduto e corretto, ho lasciato comunque sempre l’impronta della gioventù e del momento in cui ho scritto il racconto».

Questo è il ventottesimo libro di Luigi Vellucci, ma è gia stato edito il ventinovesimo di prossima presentazione su Federico II, una riedizione di un fortunato volume con il quale vent’anni fa l’autore vinse il Premio Saturo d’argento.

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