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Bisceglie
01 Maggio 2026 - 07:46
Lino Pizzi, vittima innocente della sparatoria a Bisceglie- foto di Pinuccio Rana
BISCEGLIE - La sera scende lenta tra i tavolini ancora apparecchiati e le luci calde dei ristoranti, mentre il rumore del mare arriva appena dalle strade del centro. In via Mauro Storelli, a pochi passi dall’ufficio postale e a cento metri dal Palazzo di Città, la normalità si spezza all’improvviso. Prima il silenzio sospeso, poi il suono secco dei colpi di pistola che rimbomba tra i palazzi e si diffonde come un’eco improvvisa, capace di cambiare per sempre il volto di una città che, da settimane, sembra vivere in una tensione continua.
È in questo scenario che si consuma l’ennesima tragedia. Intorno alle 21 del 30 aprile, due uomini con il volto coperto fanno irruzione all’interno di un ristorante del centro e aprono il fuoco. Una sequenza rapida, violenta, con almeno 15 colpi esplosi. A cadere è Angelo Pizzi, per gli amici Lino, 62 anni, cameriere incensurato, da qualche mese era orgoglioso di essere diventato caposala, colpito mortalmente mentre si trovava lungo la traiettoria dei proiettili. Non era lui l’obiettivo. Secondo le prime ricostruzioni, il bersaglio dell’agguato sarebbe stato il titolare del locale. Pizzi si trovava nel posto sbagliato, nel momento sbagliato.
Le indagini dei carabinieri della tenenza locale e del nucleo investigativo, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, sono andate avanti per tutta la notte nel tentativo di ricostruire con precisione la dinamica e individuare i responsabili. I rilievi della scientifica, le testimonianze e le immagini delle telecamere di sorveglianza rappresentano elementi cruciali per dare un volto e un movente a un delitto che presenta ancora molte zone d’ombra.
Il contesto in cui maturano questi fatti è quello di una città attraversata da una sequenza ravvicinata di episodi drammatici. Solo pochi giorni prima, il 19 aprile, un altro omicidio aveva scosso Bisceglie. Al Divine Club, l'ex Divinae Follie, una delle più rinomate discoteche del Sud Italia, era stato ucciso Filippo Scavo, 42 anni, ritenuto vicino ad ambienti criminali. Un delitto che ora potrebbe essere collegato alla sparatoria nel ristorante, anche se gli investigatori mantengono il massimo riserbo su questa ipotesi.
La sensazione diffusa tra i cittadini è quella di una comunità improvvisamente esposta, fragile, costretta a confrontarsi con una violenza che non apparteneva alla quotidianità percepita. Negli ultimi giorni, infatti, la città è finita più volte al centro delle cronache nazionali per una serie di eventi tragici. La morte di una bambina di 12 anni all’uscita da scuola uccisa dal crollo di un albero non curato, una sparatoria mortale in discoteca, un omicidio-suicidio con un uomo che ha scaraventato la moglie giù dal balcone per poi raggiungerla nel volo mortale. Un accumulo di episodi che ha generato un clima di angoscia collettiva, difficile da ignorare.
In questo quadro, la figura di Lino Pizzi assume un valore simbolico ancora più forte. Un lavoratore, un uomo senza precedenti penali, colpito in modo casuale mentre svolgeva il proprio lavoro. La sua morte racconta non solo la brutalità dell’azione criminale, ma anche il rischio che la violenza possa travolgere chiunque, senza distinzione.
Il sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano, ha affidato ai social il suo primo commento, cercando di tenere unita una comunità ferita. “A testa alta e senza paura. Non si può abbassare lo sguardo davanti alla criminalità”, ha scritto, ribadendo la vicinanza alle istituzioni e alle forze dell’ordine. “Siamo con il Prefetto, con la Magistratura, con le Forze dell’Ordine. Bisceglie ha scelto da che parte stare”.
Parole che provano a restituire una direzione in un momento di smarrimento. Perché ciò che emerge da questa vicenda non è solo un fatto di cronaca nera, ma un segnale più ampio che riguarda il rapporto tra territorio, sicurezza e presenza dello Stato. La gestione di queste situazioni richiede risposte immediate ma anche una visione di lungo periodo, capace di intervenire sulle dinamiche sociali ed economiche che possono favorire il radicarsi di fenomeni criminali.
Bisceglie, città di mare e di turismo, si trova oggi a fare i conti con una fase delicata della propria identità. Da un lato l’immagine di una comunità accogliente, dall’altro la percezione crescente di un’insicurezza che rischia di incidere anche sul tessuto economico e sulla vita quotidiana. Famiglie, operatori commerciali e cittadini osservano con preoccupazione un’evoluzione che appare improvvisa ma che richiede risposte strutturate.
Le indagini proseguono senza sosta, mentre la città attende di conoscere la verità su quanto accaduto. Ma al di là degli esiti investigativi, resta una domanda sospesa tra le strade del centro, tra i tavoli rimasti vuoti e le serrande abbassate. È la domanda su come ricostruire fiducia, sicurezza e normalità dopo una sequenza di eventi che ha segnato profondamente il presente di Bisceglie.
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