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Martina Franca

Trasfusione con sangue infetto nel 1974, risarcimento da oltre 800mila euro ai familiari

Il Tribunale di Lecce riconosce il danno per la morte avvenuta nel 2008 dopo una lunga malattia: decisiva la prescrizione decennale

Un'aula di Tribunale

Un'aula di Tribunale

MARTINA FRANCA - Arriva dopo decenni di attesa il riconoscimento giudiziario per una vicenda di malasanità che affonda le radici negli anni Settanta. Il Tribunale di Lecce ha stabilito un risarcimento superiore a 800mila euro in favore dei familiari di un uomo di Martina Franca, deceduto nel 2008 a causa delle conseguenze di una trasfusione di sangue infetto subita nel 1974.

La sentenza, pubblicata nei giorni scorsi, ha riconosciuto il diritto dei congiunti a essere indennizzati sia per il dolore legato alla perdita del proprio caro sia per le ripercussioni economiche derivanti dalla scomparsa del capofamiglia. Un percorso giudiziario complesso che ha portato a fare chiarezza su una vicenda sanitaria rimasta a lungo senza risposta.

L’uomo aveva scoperto soltanto nel 1994 di essere affetto da epatite C, patologia presumibilmente contratta proprio in occasione della trasfusione effettuata molti anni prima in una struttura sanitaria della provincia di Brindisi. La malattia, inizialmente asintomatica, ha avuto nel tempo un decorso progressivamente più grave, fino a trasformarsi in cirrosi epatica e condurre al decesso nel 2008.

I familiari hanno deciso di avviare l’azione legale circa 10 anni dopo la morte, scelta che ha portato il Ministero della Salute a opporsi, sostenendo la prescrizione del diritto al risarcimento. Secondo la tesi del Dicastero, la richiesta sarebbe stata tardiva in quanto presentata oltre i 6 anni dal decesso, facendo riferimento ai termini previsti per il reato di omicidio colposo secondo la normativa introdotta nel 2005.

Di diverso avviso la linea difensiva dei danneggiati, rappresentati dallo studio legale guidato da Mario Lazzaro, che ha sostenuto l’applicazione del termine di prescrizione più lungo. Una tesi accolta dal Tribunale, che ha ritenuto corretto considerare come momento rilevante non il decesso ma l’evento originario della trasfusione del 1974, quando la disciplina prevedeva un termine di prescrizione pari a 10 anni.

Questa interpretazione ha consentito di superare l’eccezione sollevata dal Ministero e di arrivare al riconoscimento del risarcimento. La decisione segna un passaggio significativo in una vicenda durata oltre 30 anni, restituendo ai familiari una forma di giustizia dopo una lunga battaglia legale.

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