BARI – Una richiesta netta alle istituzioni e una mobilitazione che si annuncia intensa. Il collettivo Global Sumud Flotilla Puglia, che si definisce parte dell’assemblea unitaria per il Primo Maggio a Bari, ha diffuso un comunicato con cui sollecita il sindaco, il presidente della Provincia e il presidente della Regione Puglia a intervenire sul consolato israeliano nel capoluogo.
Nel testo viene chiesto di considerare la sede diplomatica “una presenza di guerra” e di procedere alla sua chiusura immediata, motivando la richiesta con presunti legami con il comparto economico e militare sul territorio regionale.
La presa di posizione arriva dopo quanto accaduto nelle ore precedenti in ambito internazionale. Il movimento denuncia infatti un’aggressione attribuita alla marina israeliana in acque internazionali nei pressi di Creta, esprimendo solidarietà alle persone coinvolte. “La nostra solidarietà va a tutte le persone sequestrate”, si legge nella nota, che cita tra queste anche Tony La Piccirella, indicato come membro dello Steering Committee della Global Sumud Flotilla.
Contestualmente viene annunciata una mobilitazione permanente denominata “We Rise”, finalizzata a monitorare la navigazione, chiedere un embargo nei confronti di Israele e sostenere le iniziative umanitarie del movimento. Per la giornata odierna è previsto un presidio in piazza Umberto a partire dalle ore 18.
Nel comunicato si inserisce anche il programma delle iniziative legate al Primo Maggio. A Bari è previsto un corteo con partenza alle ore 10 da piazza della Libertà fino al consolato onorario israeliano in via Calefati, con slogan che richiamano la solidarietà alla Palestina e l’opposizione ai conflitti.
Il movimento esprime infine una critica all’operato del governo nazionale. “Denunciamo le complici posizioni del governo Meloni”, si legge nel testo, con riferimento alla gestione della crisi internazionale. La nota si chiude con una dichiarazione di intenti: “Non ci fermeremo di fronte all’illegalità e alla violenza”, ribadendo la volontà di proseguire le iniziative di protesta.