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Taranto

Ex Ilva, tensione sulla sicurezza: “Fondi illimitati”, ma scoppia il caso cassa integrazione

Rsu e Usb denunciano contraddizioni dopo un incontro in Acciaieria: “Segnali preoccupanti per lavoratori e stabilimento”

Operai dell'ex Ilva

Operai dell'ex Ilva (foto d'archivio)

TARANTO – Un confronto durato oltre 3 ore e segnato da dichiarazioni che, almeno nelle intenzioni, avrebbero dovuto rappresentare un cambio di passo sul fronte sicurezza. Ma poche ore dopo, sottolineano la Rsu ex Ilva e il coordinatore provinciale Usb Vincenzo Mercurio, si è verificato un episodio che alimenta tensioni e interrogativi all’interno dello stabilimento.

Al centro della vicenda un incontro svoltosi presso la direzione dell’impianto, che ha visto la partecipazione di Rls, Rsu e responsabili dell’area Acciaieria. “Non ci sono limiti ai fondi per la sicurezza”, sarebbero state le parole pronunciate nel corso della riunione, accolte come un possibile segnale di discontinuità rispetto al passato.

Secondo i rappresentanti dei lavoratori, il coinvolgimento di diversi livelli aziendali, dalle relazioni industriali ai responsabili di reparto, lasciava intravedere la volontà di costruire un percorso condiviso. “In un contesto come quello dell’acciaieria, la sicurezza rappresenta una condizione imprescindibile”, viene sottolineato nel comunicato.

Tuttavia, a distanza di poche ore, la situazione ha assunto contorni diversi. “Alle 17 della stessa giornata, un caposquadra dell’Acciaieria 2 è stato invitato a firmare un documento che lo colloca in cassa integrazione a tempo indeterminato”, riferiscono Rsu e Usb, evidenziando una contraddizione tra le dichiarazioni emerse durante l’incontro e quanto accaduto successivamente.

Nel documento si parla di una motivazione legata alla sicurezza. “L’accusa sarebbe stata quella di non lavorare in sicurezza”, si legge nella nota, con i rappresentanti sindacali che interpretano il provvedimento come un possibile segnale nei confronti di chi segnala criticità.

Il passaggio da parole che parlano di investimenti senza limiti alla sospensione di un lavoratore appare difficile da comprendere”, affermano, sottolineando come la vicenda possa essere letta come un elemento di tensione all’interno dello stabilimento.

Nel comunicato si ipotizza anche un possibile utilizzo improprio degli strumenti a disposizione dell’azienda. “Potrebbe trattarsi di un uso strumentale della cassa integrazione o di provvedimenti disciplinari per allontanare voci considerate scomode”, viene evidenziato, aggiungendo che situazioni analoghe potrebbero riguardare anche altri lavoratori coinvolti nelle segnalazioni.

Un ulteriore punto critico riguarda l’utilizzo della cassa integrazione in reparti produttivi. “Nell’area Agglomerato, la comunicazione dell’ufficio personale al reparto manutenzione solleva preoccupazioni non solo sul piano occupazionale ma anche su quello della sicurezza”, si legge nel documento.

Secondo Rsu e Usb, la questione non riguarda soltanto il diritto al lavoro, ma investe anche la gestione complessiva delle attività in un contesto industriale complesso. “Le responsabilità legate alla sicurezza sono rilevanti e ogni decisione deve essere valutata con attenzione”, sottolineano.

La vicenda, così come descritta nel comunicato, apre un nuovo fronte di confronto all’interno dello stabilimento, con i rappresentanti dei lavoratori che chiedono chiarezza sulle scelte adottate e sulle prospettive future in materia di sicurezza e organizzazione del lavoro.

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