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Regione Puglia

Sanità pugliese, scontro sul disavanzo: accuse incrociate tra maggioranza e opposizioni

Dal “buco” nei conti ai timori per tasse e servizi, il dibattito si accende tra richieste di chiarezza e difesa dell’operato regionale

L'aula del Consiglio regionale pugliese

L'aula del Consiglio regionale pugliese

TARANTO – Il tema del disavanzo sanitario torna al centro del confronto politico in Consiglio regionale, anche se non inserito formalmente all’ordine del giorno, e accende un duro botta e risposta tra maggioranza e opposizioni. A intervenire è stato il consigliere regionale del Partito Democratico Cosimo Borraccino, che ha respinto le accuse sul cosiddetto “buco” nei conti, ricostruendone le cause.

Nel suo intervento, Borraccino ha spiegato che “se c’è un ‘buco’ nella sanità pugliese ciò è dovuto soprattutto ai minori trasferimenti dal Governo rispetto all’adeguamento dei contratti, dei costi dell’energia e dell’inflazione”, sottolineando come tali fattori incidano ogni anno in maniera crescente sui bilanci regionali. Il consigliere ha inoltre difeso il modello delle SanitaService, spesso oggetto di critiche, evidenziando che “non sono la causa del disavanzo, ma al contrario generano risparmi di diversi milioni nei bilanci delle ASL”.

Secondo l’esponente dem, il nodo principale resta nei rapporti con il Governo centrale. “Il Governo di centrodestra non garantisce alle Regioni i trasferimenti necessari per assicurare cure e assistenza sanitaria ai cittadini”, ha dichiarato, aggiungendo che questa situazione costringe le amministrazioni locali ad aumentare la pressione fiscale per coprire il fabbisogno. Borraccino ha quindi collegato i disavanzi pugliesi a una condizione diffusa a livello nazionale, ricordando i dati di altre regioni come Lombardia con 1600 milioni e Piemonte con 879 milioni di deficit.

A rafforzare questa lettura è intervenuto anche Ubaldo Pagano, presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, che ha richiamato i rilievi della Corte dei Conti. “La Corte dei Conti smentisce la narrazione del Governo sul finanziamento della sanità pubblica”, ha affermato, spiegando che gli aumenti di spesa risultano “pressocché fittizi, neutralizzati dall’inflazione e assorbiti da rinnovi contrattuali e altre voci”. Pagano ha poi evidenziato le ricadute sui territori, parlando di “disavanzi da centinaia di milioni e decisioni che il Governo centrale scarica sulle Regioni”.

Il presidente della Commissione Bilancio ha lanciato anche un allarme sul futuro, sostenendo che “nei prossimi 4 anni la situazione è destinata a peggiorare” e che la crescita della spesa sanitaria sarà solo nominale, con il rischio per l’Italia di tornare ai livelli più bassi in Europa per finanziamento del sistema pubblico.

Di segno opposto la posizione del gruppo regionale di Fratelli d’Italia, intervenuto a margine dei lavori consiliari. I consiglieri denunciano il rischio imminente di un commissariamento della sanità pugliese, con conseguenze dirette su bilanci e servizi. “Ci saremmo aspettati che il presidente Antonio Decaro riferisse in aula sullo stato dei conti e sulla trattativa con il Ministero della Salute”, si legge nella nota, che accusa la maggioranza di voler evitare il confronto.

Nel mirino delle opposizioni finisce il disavanzo sanitario, quantificato in 369 milioni, su cui viene chiesta chiarezza. “I pugliesi hanno il diritto di sapere chi ha provocato questo debito”, affermano i consiglieri, sollecitando l’istituzione di una commissione specifica per analizzare nel dettaglio le voci di spesa e individuare eventuali responsabilità.

Fratelli d’Italia richiama anche le dichiarazioni dell’ex assessore alla Sanità Tommaso Fiore, che avrebbe sollevato dubbi sulla gestione recente, chiedendo spiegazioni sull’aumento del disavanzo rispetto agli anni precedenti. Nella ricostruzione dell’opposizione, il quadro dei conti sarebbe peggiorato sensibilmente dopo il 2023, quando il deficit era stato ridotto a circa 39 milioni, fino ad arrivare a quasi 370 milioni nel 2025.

La nota si conclude con un avvertimento sulle possibili conseguenze per i cittadini. “Dalla prossima dichiarazione i pugliesi dovranno pagare un’IRPEF regionale più alta e avranno servizi sanitari più bassi”, sostengono i consiglieri, indicando nel ceto medio uno dei più colpiti.

Il confronto resta aperto e fotografa una situazione complessa, con posizioni distanti tra chi attribuisce le responsabilità al livello nazionale e chi invece chiede conto della gestione regionale. Al centro, il tema della sostenibilità del sistema sanitario e delle ricadute concrete su cittadini e servizi.

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