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Taranto

Movida, “Serve equilibrio, non divieti”

Confcommercio interviene sul dibattito tra residenti e locali: “La notte è lavoro e sviluppo, ma serve mediazione”

Stretta  contro la mala-movida: stop a musica e alcol dopo l’una nei giorni feriali

Movida - archivio

TARANTO - Il tema della movida torna al centro del dibattito cittadino, tra esigenze economiche e diritto al riposo. Una questione che continua a dividere opinione pubblica e territorio, alimentando un confronto che, senza un punto di equilibrio, rischia di trasformarsi in tensione sociale.

Da una parte c’è chi sostiene la necessità di una città viva anche nelle ore serali, capace di attrarre turismo e generare occupazione. Dall’altra, i residenti che chiedono maggiori tutele rispetto a rumori e disturbi notturni. Due visioni che, al momento, faticano a trovare una sintesi condivisa sul modello di sviluppo urbano da costruire per il futuro di Taranto.

Sul tema interviene il presidente provinciale di Confcommercio Fipe Bar, Domenico Bonavoglia, che invita a evitare soluzioni drastiche. “Invocare misure rigide che rischiano di spegnere la città significa arrestare gli sforzi di una imprenditoria che crede nelle potenzialità di Taranto”, afferma, sottolineando il ruolo del comparto dell’intrattenimento nella trasformazione del territorio.

Secondo Bonavoglia, la movida non rappresenta solo svago, ma anche un elemento economico e sociale. “La cosiddetta movida è lavoro, occupazione, turismo e sul piano sociale sicurezza e vitalità”, evidenzia, mettendo in guardia da interventi che potrebbero penalizzare un settore già impegnato nel rilancio dell’immagine cittadina.

Nel mirino, in particolare, l’ipotesi di limitazioni orarie stringenti. “Chiedere che dopo la mezzanotte cali il blackout sulla città è come mettere il freno a mano su una Taranto che cerca di costruire un nuovo modello di città mediterranea”, osserva, rimarcando come una simile scelta rischierebbe di compromettere un percorso di cambiamento che punta a superare l’immagine esclusivamente industriale del passato.

Allo stesso tempo, Confcommercio riconosce le ragioni di chi vive nelle aree interessate dalla movida. “Comprendiamo le esigenze dei residenti e condanniamo gli eccessi e gli abusi”, aggiunge Bonavoglia, chiarendo però che una chiusura anticipata generalizzata non rappresenta, a suo avviso, una soluzione sostenibile.

La posizione dell’associazione è orientata al dialogo. “Siamo disponibili al confronto con l’amministrazione e con i cittadini perché crediamo esista una via di mediazione”, conclude il presidente, indicando la necessità di costruire regole condivise che consentano una convivenza equilibrata tra attività economiche e qualità della vita.

Il dibattito resta aperto, con la città chiamata a trovare un punto di incontro tra sviluppo e vivibilità, in un momento in cui la movida rappresenta uno dei nodi più delicati del cambiamento urbano.

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