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Sicurezza sul lavoro, allarme Cgil: 55 denunce al giorno in Puglia

Il sindacato denuncia un sistema da cambiare: “Non è fatalità, servono interventi strutturali”

Sicurezza sul lavoro

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BARI - Una media di 55 denunce al giorno e numeri che continuano a segnare un quadro preoccupante. In occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro del 28 aprile, la Cgil Puglia torna a puntare i riflettori su un fenomeno che, secondo il sindacato, non può più essere letto come emergenziale ma come una criticità strutturale del sistema produttivo.

Lo slogan scelto per il 2025 è chiaro e diretto: “Non è fatalità. È il sistema che va cambiato. La vita e la salute, fisica e mentale, delle lavoratrici e dei lavoratori va messa al centro”. Un messaggio che richiama la necessità di intervenire su precarietà, appalti e investimenti, ribadendo che la sicurezza non può essere considerata un costo ma un diritto fondamentale.

A delineare il quadro è la segretaria regionale Filomena Principale. “Parlare di fatalità o di emergenza è un approccio che prova a mascherare un fenomeno oramai strutturale e drammatico”, afferma, ricordando che anche nel 2025 a livello nazionale si è superata la soglia dei 1.000 morti sul lavoro, un dato che impone una riflessione profonda da parte di istituzioni, politica e imprese.

In Puglia, nel corso del 2025, sono state registrate 20.210 denunce di infortunio in occasione di lavoro, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma accompagnato da un aumento significativo degli esiti mortali, pari a 58 casi, cioè 14 in più rispetto al 2024. Numeri che collocano la regione al quarto posto in Italia per incidenza di morti sul lavoro in rapporto agli occupati.

Il trend non accenna a migliorare nemmeno nel 2026. Nei primi 2 mesi dell’anno, secondo i dati Inail, si contano già 4.321 denunce di infortunio e 6 vittime, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nonostante un impianto normativo tra i più avanzati, la scia di incidenti e morti non si riduce”, osserva Principale, indicando tra le cause principali una carenza di cultura della sicurezza e una formazione ancora insufficiente. Secondo la segretaria, è necessario agire sia sul fronte della responsabilità delle imprese sia su quello della consapevolezza dei lavoratori.

Un altro nodo centrale riguarda i controlli. “Serve rafforzare l’attività di vigilanza, ma gli organici ridotti degli enti ispettivi rendono sporadiche le verifiche nelle aziende”, sottolinea, evidenziando una criticità che incide sulla capacità di prevenzione.

Per la Cgil, tuttavia, il problema è anche normativo e riguarda il mercato del lavoro. “L’obiettivo deve essere nessun morto sul lavoro”, ribadisce Principale, spiegando come le forme di lavoro precario espongano i lavoratori a un ricatto implicito, scoraggiando la denuncia di irregolarità per il timore di perdere occupazione e reddito. In questo contesto, il sindacato richiama l’attenzione sul sistema degli appalti a cascata, considerato uno degli ambiti più critici per la sicurezza.

La proposta è quella di rafforzare le tutele e ampliare le responsabilità anche alle imprese committenti, oltre a garantire la possibilità per i lavoratori di eleggere i propri rappresentanti per la sicurezza in tutti i luoghi di lavoro. Allo stesso tempo, la Cgil chiede misure più incisive contro le aziende che non rispettano le norme, fino all’esclusione da incentivi e fondi pubblici.

C’è tanto da fare per fermare questa strage quotidiana”, conclude la segretaria, sottolineando come il 28 aprile rappresenti solo un momento di riflessione, mentre il lavoro di prevenzione, informazione e formazione deve proseguire ogni giorno nei luoghi di lavoro.

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