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Taranto

Violenza su collaboratrice, avvocato condannato a 7 anni e 6 mesi

Sentenza di primo grado, accolta la ricostruzione dell’accusa e pena più severa rispetto alla richiesta del pm

Il Tribunale

Il Tribunale di Taranto

TARANTO – Arriva la condanna in primo grado per un avvocato che esercita a Taranto, ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni di una giovane collaboratrice domestica. Il tribunale ha inflitto una pena di 7 anni e 6 mesi di reclusione, accogliendo l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero, ma stabilendo una sanzione più alta rispetto a quella richiesta.

Il collegio giudicante ha ricostruito una vicenda che risale a gennaio 2023. Secondo quanto emerso nel corso del processo, l’uomo avrebbe offerto alla giovane, all’epoca 23enne, un compenso di 50 euro per svolgere lavori di pulizia, proponendosi anche di riaccompagnarla a casa al termine dell’attività.

La donna, trovandosi in condizioni economiche difficili, aveva accettato. Tuttavia, già durante il tragitto, l’imputato avrebbe iniziato a rivolgerle proposte esplicite e inappropriate, alle quali la ragazza si sarebbe opposta con fermezza.

Una volta giunti nell’abitazione, sempre secondo la ricostruzione accolta dal tribunale, l’uomo avrebbe tentato un approccio fisico, stringendo la giovane e cercando di baciarla contro la sua volontà. La vittima avrebbe cercato di sottrarsi, sopraffatta dalla paura per il contesto isolato e per la situazione di vulnerabilità.

Dopo essere riuscita a liberarsi, la 23enne avrebbe chiesto con insistenza di essere riaccompagnata a casa. Anche durante il rientro, l’uomo avrebbe reiterato tentativi di avvicinamento. Una volta rientrata, la giovane ha raccontato l’accaduto ai familiari e al compagno, facendo scattare una richiesta di chiarimenti nei confronti del professionista.

Durante un successivo incontro, alla presenza della polizia intervenuta nello studio dell’avvocato, sarebbe emersa una frase ritenuta significativa dagli inquirenti, interpretata come un tentativo di chiudere la vicenda con un risarcimento economico. Un episodio che, secondo l’accusa, configurava il rischio di inquinamento delle prove.

A distanza di circa 3 anni dai fatti, è arrivata la sentenza di primo grado che ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato, sancendo una condanna pesante.

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