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Taranto

Ex Ilva, “Subito il forno elettrico, basta attese”

Il segretario generale di Confartigianato Fabio Paolillo: “Senza cantiere la transizione resta solo sulla carta”. Proposto il modello Port Talbot e chiesto un impegno diretto dello Stato

L'ex Ilva

L'ex Ilva - Altoforno 4

TARANTO - Il futuro dell’ex Ilva è sempre al centro del dibattito, con una presa di posizione netta da parte di Confartigianato Taranto che sollecita decisioni immediate sulla transizione industriale. L’associazione chiede l’avvio senza ulteriori rinvii del cantiere per il primo forno elettrico, ritenuto passaggio fondamentale per rendere concreta la decarbonizzazione del polo siderurgico.

A intervenire è il segretario generale Fabio Paolillo, che descrive una situazione di stallo non più sostenibile. “Taranto è oggi circondata da cantieri che rappresentano la speranza concreta di una città diversa, eppure ne manca uno decisivo”, afferma, indicando proprio nell’assenza del forno elettrico il nodo centrale. “Senza quel cantiere, la transizione resta una parola”, aggiunge.

Nel comunicato si evidenzia come, nonostante anni di discussioni, accordi e atti istituzionali, manchi ancora l’elemento decisivo, ovvero l’apertura dei lavori. “Della decarbonizzazione si parla da anni, ma ciò che manca è l’avvio concreto delle opere”, sottolinea Paolillo, ricordando che, se si fosse partiti per tempo, oggi il primo impianto sarebbe già in fase avanzata.

Il contesto attuale è segnato da una trattativa in corso con operatori internazionali, ma secondo Confartigianato i tempi e le condizioni restano incerti. Per questo viene invocata una regia pubblica più incisiva. “Serve una guida forte dello Stato, capace di assumersi responsabilità e indicare una direzione chiara”, si legge nella nota.

Tra le soluzioni proposte, l’associazione richiama il modello di Port Talbot, nel Regno Unito, dove è stato avviato un processo di riconversione basato su un forno elettrico alimentato da rottame, senza ricorso a nuove infrastrutture per il gas. Un esempio considerato replicabile anche a Taranto, con tempi e investimenti definiti.

Sul piano economico, Confartigianato indica una stima per la realizzazione del primo impianto compresa tra 1 e 1,5 miliardi di euro, con una capacità produttiva tra 2 e 3 milioni di tonnellate annue. Una cifra ritenuta sostenibile, anche attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche già destinate al comparto siderurgico e il coinvolgimento di operatori nazionali.

Nel documento si sottolinea inoltre come il sistema industriale italiano disponga già di competenze consolidate nel ciclo a forno elettrico. “Se lo Stato deve investire risorse, è legittimo chiedersi perché non vengano utilizzate per rafforzare la filiera nazionale”, evidenzia Paolillo.

Un altro punto centrale riguarda i tempi. Confartigianato chiede che il progetto diventi un impegno vincolante, con scadenze precise. “Qualunque sia l’esito delle trattative, il primo forno elettrico deve essere avviato entro quest’anno”, si legge nel comunicato, indicando la necessità di non subordinare ulteriormente le decisioni agli sviluppi negoziali.

Accanto agli aspetti industriali emerge anche la questione sociale. La transizione, secondo le stime riportate, potrebbe comportare una riduzione dell’occupazione tra il 60 e il 70 per cento rispetto al ciclo integrale, con un impatto potenziale su circa 6000 lavoratori. Un tema che, per Confartigianato, deve essere affrontato con urgenza attraverso politiche di riconversione e formazione.

L’associazione propone un piano di diversificazione economica che coinvolga imprese locali, artigianato e nuovi insediamenti produttivi, con l’obiettivo di creare alternative occupazionali. “Nessun operatore potrà garantire insieme piena produzione e piena occupazione”, viene evidenziato, sottolineando il carattere strutturale del cambiamento.

Nel passaggio finale, Confartigianato richiama la necessità di una visione complessiva per il territorio. “Taranto non ha bisogno di altre attese, ma di decisioni, verità e responsabilità”, afferma Paolillo, ribadendo che il siderurgico deve diventare una componente di un sistema economico più ampio e non più l’unico asse di sviluppo.

Il messaggio conclusivo è netto. “Solo con l’apertura del cantiere il processo di transizione potrà dirsi reale”, mentre ulteriori rinvii rischierebbero di prolungare una fase di incertezza che, secondo l’associazione, la città non può più permettersi.

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