TARANTO - Le motivazioni della sentenza che ha portato all’assoluzione degli 8 autisti dell’Amat continuano a suscitare reazioni. A intervenire con un comunicato è il Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario di Taranto, che esprime una dura presa di posizione dopo il deposito degli atti avvenuto 3 giorni fa.
Nel documento, il movimento contesta con fermezza il contenuto delle motivazioni che hanno accompagnato la decisione di assoluzione con la formula “il fatto non costituisce reato”. Una valutazione che viene definita “oscena e da respingere”, con particolare riferimento alla ricostruzione giudiziaria dei fatti.
Secondo quanto riportato nella nota, i giudici avrebbero riconosciuto l’esistenza di atti sessuali, ma avrebbero ritenuto non dimostrata una costrizione esplicita da parte degli imputati. Un passaggio che viene duramente criticato dal movimento, che sottolinea come nelle motivazioni si affermi che la giovane non abbia provato di essersi opposta in modo chiaro.
Nel comunicato si legge che “non solo gli 8 imputati sono stati assolti con formula piena, ma si attribuisce alla ragazza la responsabilità di non aver dimostrato la violenza”, evidenziando una posizione che il movimento considera profondamente ingiusta. Viene inoltre contestata la valutazione relativa alle condizioni della giovane, ritenuta dal movimento una circostanza che avrebbe dovuto costituire un’aggravante e non un elemento di dubbio sulla credibilità.
La presa di posizione si inserisce in un quadro più ampio di critica al sistema giudiziario e alle normative in discussione. Nel documento si parla di una sentenza che potrebbe avere conseguenze future, affermando che “questa decisione rischia di diventare un precedente pericoloso, utilizzabile contro altre donne”.
Nel dettaglio, il movimento contesta anche alcuni passaggi delle motivazioni in cui, pur definendo i comportamenti degli imputati come “deprecabili” e “di deplorevole moralità”, si giunge comunque all’assoluzione. Una contraddizione che viene sottolineata con forza, insieme alla ricostruzione degli episodi che, secondo il comunicato, sarebbero avvenuti in luoghi isolati e con modalità che avrebbero limitato la possibilità di reazione.
Nel testo viene inoltre criticato il sostegno che, secondo quanto riportato, sarebbe stato espresso da alcune sigle sindacali nei confronti degli imputati durante il processo. Il movimento sostiene che “questa vicenda non può essere archiviata senza una risposta collettiva”, ribadendo la necessità di un’azione pubblica.
Per questo motivo è stata annunciata una mobilitazione. Nei primi giorni di maggio è previsto un presidio davanti al Tribunale, mentre per il 28 aprile alle 18 è stato convocato un incontro organizzativo presso la sede Slai Cobas in via Livio Andronico 47. L’invito è rivolto a donne, attiviste e professioniste per definire le modalità della protesta.
Il movimento conclude assicurando sostegno alla giovane coinvolta nella vicenda, anche sul piano legale, nel caso decidesse di proseguire il percorso giudiziario. “Questa ulteriore violenza non deve passare”, si legge nel comunicato, che rilancia la necessità di una mobilitazione per contestare la sentenza e le sue motivazioni.