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L'intervento

Chernobyl 40 anni dopo, Legambiente rilancia: “No al nucleare, sì alle rinnovabili”

L’associazione ambientalista torna a chiedere una transizione energetica fondata su fonti pulite e mette in guardia sui rischi di un ritorno al nucleare

Il disastro di Chernobyl - foto di Visit Ukraine

Il disastro di Chernobyl - foto di Visit Ukraine

BARI – A 40 anni dal disastro di Chernobyl, Legambiente Puglia torna a intervenire nel dibattito energetico nazionale, ribadendo la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di ritorno al nucleare e rilanciando la necessità di accelerare sulla transizione verso le fonti rinnovabili.

Nel comunicato diffuso in occasione dell’anniversario del 26 aprile 1986, l’associazione ricorda “una delle più gravi tragedie ambientali e sanitarie della storia contemporanea”, legata all’esplosione del reattore numero 4 della centrale ucraina. Un incidente avvenuto durante un test di sicurezza e che ebbe conseguenze devastanti, tra morti, evacuazioni e un’estesa contaminazione che coinvolse gran parte dell’Europa, Italia compresa.

Secondo Legambiente, nel tempo si è tentato di ridimensionare la portata dell’evento, attribuendolo esclusivamente a errori umani o all’obsolescenza dell’impianto. Una lettura che viene contestata: “Chernobyl, come Three Mile Island e Fukushima, ha mostrato con drammatica evidenza le criticità strutturali legate all’esercizio degli impianti nucleari”.

Nel documento viene richiamata anche la posizione espressa più volte dagli italiani attraverso i referendum. Nel 1987, oltre l’80% dei votanti si espresse contro il nucleare, determinando lo stop ai programmi nazionali. Una scelta confermata nel 2011, quando il 94% degli elettori si oppose alla ripresa di nuove centrali.

Un passaggio che ha avuto riflessi anche in Puglia, dove furono bloccati i progetti di impianti previsti lungo le coste di Carovigno e Avetrana. In quegli anni, amministrazioni locali, cittadini e associazioni ambientaliste si mobilitarono con iniziative pubbliche e azioni legali. Tra gli episodi ricordati, anche l’udienza alla Pretura di San Vito dei Normanni, con il contributo del professor Gianni Mattioli a sostegno delle ragioni del Comune di Carovigno.

Oggi, osserva Legambiente, quei territori rappresentano “una straordinaria risorsa naturale, ambientale, turistica ed economica”, mentre il modello energetico deve necessariamente evolvere verso soluzioni più sostenibili.

Nel corso degli anni, l’associazione ha continuato a opporsi a scelte ritenute dannose per l’ambiente, indicando con chiarezza la strada delle rinnovabili. Una direzione che, viene sottolineato, è stata in parte recepita anche da Enel, che ha anticipato a ottobre 2024 l’uscita dal carbone della centrale di Brindisi Sud.

Ampio spazio nel documento è dedicato all’analisi dello scenario internazionale. Secondo i dati citati, il settore nucleare non sarebbe in fase di rilancio, ma segnato da una progressiva contrazione. I Paesi con reattori operativi sono passati da 32 a 31, mentre quelli impegnati nella costruzione di nuovi impianti sono scesi da 13 a 11. Inoltre, dal 2005 si registra un saldo negativo di 48 reattori nel mondo, escludendo la Cina.

Anche la produzione elettrica globale, pur avendo raggiunto un picco nel 2024, sarebbe sostenuta quasi esclusivamente dalla crescita cinese, mentre nel resto del mondo i livelli restano sostanzialmente invariati rispetto agli anni Novanta.

Secondo Legambiente, il nucleare si conferma un modello industriale “lento, costoso e poco scalabile”, incompatibile con le esigenze della transizione energetica. Critiche vengono rivolte anche agli SMR, i piccoli reattori modulari, definiti ancora privi di una reale sostenibilità economica e industriale.

A pesare, inoltre, è l’invecchiamento degli impianti esistenti e la lentezza delle operazioni di smantellamento, con costi elevati e responsabilità che si estendono nel tempo. Un quadro che, secondo l’associazione, rende ancora più evidente il divario rispetto alle fonti rinnovabili.

Il confronto con le rinnovabili è ormai impietoso”, si legge nel comunicato, che evidenzia come fotovoltaico, eolico e sistemi di accumulo stiano crescendo a ritmi molto più sostenuti. I costi delle batterie, in particolare, avrebbero registrato una riduzione del 40%, rendendo sempre più competitivo l’utilizzo dell’energia solare.

In questo contesto, Legambiente ribadisce anche le opportunità per il territorio pugliese, indicando come la transizione energetica possa generare benefici economici e occupazionali. A Brindisi, ad esempio, le 61 manifestazioni di interesse presentate nell’ambito dell’Accordo di programma per l’area di crisi complessa potrebbero tradursi in migliaia di posti di lavoro.

Preoccupazione viene espressa, invece, per l’ipotesi di mantenere la centrale di Brindisi Sud in riserva fino al 2038, scenario che secondo l’associazione potrebbe aprire alla possibilità di localizzare proprio in quell’area uno degli SMR previsti in Italia.

Nel ribadire la propria posizione, Legambiente sottolinea come “gli italiani si sono già espressi chiaramente nei referendum del 1987 e del 2011”, ricordando anche le numerose deliberazioni comunali pugliesi che hanno sancito il rifiuto del nucleare.

L’associazione indica infine la direzione da seguire, basata su rinnovabili, efficienza energetica, reti intelligenti e comunità energetiche, strumenti già in grado di trasformare il sistema energetico.

Il futuro energetico della Puglia deve essere rinnovabile, democratico e sicuro”, conclude Legambiente, annunciando che questi temi saranno al centro del forum sull’energia in programma il 14 maggio alla Fiera del Levante, nell’ambito del Green FAIR.

Un anniversario che, per l’associazione, non rappresenta soltanto un momento di memoria, ma un richiamo alle scelte politiche del presente: non tornare al nucleare, ma accelerare verso un modello energetico sostenibile e partecipato.

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