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Taranto
25 Aprile 2026 - 10:42
L'incontro
Il quarto laboratorio del percorso partecipativo dedicato al Mar Piccolo, promosso nell’ambito del progetto “Nuovi approcci partecipativi per la tutela e valorizzazione del Mar Piccolo di Taranto”, si è svolto presso il Dipartimento Jonico dell’Università di Bari, confermando il valore del confronto pubblico come strumento di ascolto, approfondimento e costruzione condivisa di visioni sul futuro di uno dei luoghi più significativi per l’identità, la storia e il paesaggio della città.
L’incontro, dal titolo “Verso la Comunità Patrimoniale del Mar Piccolo. Esperienze e pratiche della Convenzione di Faro”, ha rappresentato un passaggio centrale del percorso avviato nei mesi scorsi, offrendo ai partecipanti l’occasione per riflettere sul rapporto tra patrimonio, partecipazione e responsabilità collettiva.
Ad aprire i lavori è stata Maria Casola, responsabile scientifica del progetto, che ha evidenziato come l’obiettivo dell’incontro non fosse quello di immaginare in astratto una comunità patrimoniale, ma di interrogarsi sull’esistenza, già oggi, di pratiche, relazioni, memorie e forme diffuse di cura attorno al Mar Piccolo. L’attenzione è stata posta sul fatto che molte esperienze sono già presenti nel territorio — dalle passeggiate patrimoniali alle attività associative, dalle pratiche di narrazione e sensibilizzazione alle iniziative di valorizzazione dei luoghi e dei saperi locali — ma spesso restano frammentate, non sufficientemente connesse tra loro e prive di una cornice comune di riconoscimento. In questa prospettiva, il laboratorio ha inteso verificare se tali energie possano essere lette come basi già esistenti di una comunità patrimoniale del Mar Piccolo, da riconoscere, mettere in rete e accompagnare.
Il quadro teorico di riferimento è stato quindi illustrato da Luisella Pavan-Woolfe, già Direttrice dell’Ufficio di Venezia del Consiglio d’Europa e componente del Comitato Tecnico-Scientifico della Rete Faro Italia, che ha richiamato il significato della Convenzione di Faro e il concetto di comunità patrimoniale, intesa come insieme di persone che attribuiscono valore a specifici aspetti del patrimonio culturale e che scelgono di impegnarsi, in forme diverse, per la sua cura, valorizzazione e trasmissione. In questa prospettiva, il patrimonio non è soltanto ciò che si eredita dal passato, ma anche ciò che viene riconosciuto, vissuto e reinterpretato collettivamente nel presente, attraverso pratiche partecipative e responsabilità condivise.
A seguire, Eleonora Giovene di Girasole, architetta dell’ITC-CNR, ha presentato l’esperienza della comunità patrimoniale del Molo San Vincenzo di Napoli, sviluppata attraverso il lavoro congiunto di architetti del CNR, psicologi di comunità e soggetti associativi, tra cui l’associazione Propeller. Il caso illustrato ha mostrato come, nell’ottica della Convenzione di Faro, sia possibile costruire nel tempo una comunità patrimoniale attorno a un luogo complesso, segnato dalla compresenza di diverse competenze istituzionali, tra Marina Militare e Autorità di Sistema Portuale, e per anni rimasto sostanzialmente inaccessibile ai cittadini. Attraverso iniziative volte a far conoscere il molo, a restituirlo simbolicamente alla città e a promuoverne il riconoscimento come bene comune, il percorso ha progressivamente riattivato il legame tra le persone e questo spazio di mare. Si è trattato di un lavoro sviluppato nell’arco di circa dieci anni, che ha contribuito a creare le condizioni per un confronto istituzionale e per una progressiva apertura del Molo San Vincenzo al pubblico.
Il confronto sviluppato nel corso del laboratorio ha confermato la rilevanza del tema anche per il Mar Piccolo, inteso non soltanto come area ambientale da tutelare, ma come patrimonio vivo, composto da paesaggi, memorie, saperi, pratiche, relazioni sociali e identità territoriali. In tale prospettiva, il riferimento alla comunità patrimoniale consente non solo di valorizzare ciò che nel territorio già esiste, ma anche di porre una questione decisiva: come mettere a sistema esperienze diffuse, competenze, sensibilità e forme di impegno civico che oggi operano spesso in modo disarticolato.
Proprio in questo senso, la riflessione emersa nel laboratorio si collega anche al tema della futura governance del Mar Piccolo. La comunità patrimoniale, infatti, non si pone come alternativa all’eventuale ente gestore del Parco, né come sua sostituzione, ma può costituirne un complemento sociale e partecipativo: una rete territoriale capace di offrire conoscenze diffuse, pratiche di cura, capacità di attivazione civica e interlocuzione stabile con il territorio. Se l’ente gestore rappresenta la dimensione istituzionale della governance, la comunità patrimoniale può contribuire a rafforzarne la legittimazione sociale e a rendere più condivisi ed efficaci i processi di tutela e valorizzazione.
L’incontro si inserisce nel più ampio percorso promosso dal Dipartimento Jonico nell’ambito di Puglia Partecipa, finalizzato alla raccolta e sistematizzazione di bisogni, criticità, priorità e proposte relative al futuro del Mar Piccolo. Anche gli esiti di questo laboratorio contribuiranno alla costruzione del documento finale del percorso partecipativo, che sarà trasmesso al decisore pubblico come strumento di supporto conoscitivo e orientativo rispetto ai processi di valorizzazione e rigenerazione in atto.
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