TARANTO – Il passato riaffiora nel cuore di un grande progetto infrastrutturale. Durante i lavori per la realizzazione del deposito destinato ai mezzi del Bus Rapid Transit, sono emersi i resti di un’estesa necropoli risalente all’età ellenistica, portando alla luce centinaia di sepolture.
Le indagini archeologiche, avviate nel 2024, hanno consentito di individuare numerose tombe, per lo più a fossa. In alcuni casi, soprattutto nelle strutture più imponenti, sono stati rinvenuti pochi resti di corredi funerari, spesso compromessi da precedenti attività di scavo clandestino che ne hanno determinato il saccheggio o la distruzione.
Tutti i reperti recuperati sono stati trasferiti nei depositi della Soprintendenza, dove saranno oggetto di studio e catalogazione. Parallelamente, Comune e Soprintendenza hanno concordato di mantenere visibile una porzione dell’area, individuata in prossimità dell’ingresso del cantiere. Una scelta che apre alla possibilità, in futuro, di realizzare percorsi di valorizzazione e fruizione in un contesto normalmente non accessibile al pubblico.
La notizia è stata anticipata dalla Rai.
Intanto proseguono le attività legate alla realizzazione del nuovo polo logistico. L’intervento interessa un’area complessiva di 54.000 metri quadrati, all’interno della quale stanno prendendo forma uffici, magazzini e le strutture destinate a ospitare i mezzi del sistema BRT.
Il progetto prevede la realizzazione di stalli per 66 autobus, nell’ambito di un’opera finanziata con circa 264 milioni di euro provenienti dal PNRR. I nuovi mezzi, completamente elettrici, entreranno in funzione a partire da gennaio 2027, garantendo collegamenti tra il centro cittadino e le periferie con una frequenza stimata di circa 2 minuti e mezzo.
Particolare attenzione è stata riservata anche alla sostenibilità energetica. Le pensiline, già orientate verso sud, saranno dotate di pannelli fotovoltaici destinati principalmente alla ricarica dei bus. L’energia prodotta in eccesso sarà immessa nella rete, contribuendo a un sistema di gestione condivisa delle risorse.
Un intervento che unisce innovazione e mobilità sostenibile, ma che al tempo stesso restituisce uno spaccato significativo della storia antica della città.