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Taranto
01 Aprile 2026 - 06:32
Ex Ilva
TARANTO - Una presa di posizione netta, affidata a una lettera aperta indirizzata alla giornalista Milena Gabanelli, riaccende il dibattito sul destino dell’ex Ilva. A firmarla sono le associazioni Genitori Tarantini, Comitato Cittadini Lavoratori Liberi e Pensanti e Terra Jonica, che intervengono dopo la pubblicazione, il 30 marzo 2026, di un approfondimento dedicato al futuro del polo siderurgico a firma della giornalista.
Il documento si apre con un riconoscimento all’analisi proposta, definita “chirurgica nella cronaca”, ma subito dopo entra nel merito delle conclusioni ritenute contraddittorie. Secondo i firmatari, infatti, l’impianto logico dell’articolo non sarebbe coerente con la soluzione prospettata, tanto da parlare apertamente di un paradosso. “È come se, dopo aver dimostrato che uno più uno fa due, lei ci chiedesse di accettare che il risultato sia tre”, si legge nella lettera.
Al centro della critica c’è il tema dei costi sostenuti negli ultimi anni. Le associazioni richiamano i dati economici evidenziati nell’analisi, sottolineando come lo stabilimento continui a generare perdite ingenti per le casse pubbliche, con cifre che oscillano tra 40 e 100 milioni di euro al mese. Un’emorragia finanziaria che, secondo quanto riportato, avrebbe già comportato un esborso complessivo di circa 4 miliardi di euro in 14 anni. “Davanti a questa emorragia, lei si chiede quanto denaro sia stato speso. Noi aggiungiamo: come è stato speso?” scrivono i rappresentanti delle associazioni.
Nel testo viene ripercorsa anche la sequenza delle gestioni che si sono succedute nel tempo, descritte come una lunga serie di fallimenti. Dalla fase pubblica tra il 2015 e il 2017, ritenuta “numericamente disastrosa”, al passaggio ai privati con ArcelorMittal tra il 2017 e il 2021, che non avrebbe prodotto il rilancio atteso ma solo contenziosi e un ritorno dello Stato. Anche il modello misto adottato tra il 2021 e il 2024, con la partecipazione pubblica in Acciaierie d’Italia, viene indicato come un’esperienza conclusasi con un nuovo commissariamento.
La situazione attuale, secondo i firmatari, confermerebbe il quadro di incertezza. Nel 2026 lo stabilimento viene descritto come di fatto nuovamente nazionalizzato, senza però attrarre investitori solidi. Nel documento si citano i tentativi falliti di ingresso da parte di soggetti internazionali, tra cui Baku Steel, il fondo Flacks e il gruppo Jindal.
È proprio in questo contesto che le associazioni contestano con forza l’ipotesi di un ritorno alla gestione pubblica. La proposta di nazionalizzazione, sostenuta anche da alcune sigle sindacali, viene giudicata una scelta priva di fondamento alla luce dei risultati degli ultimi anni. “Chiedere oggi un vero piano industriale allo Stato, dopo 14 anni di incapacità gestionale e miliardi di euro andati in fumo, non è una soluzione”, si legge nella lettera. E ancora: “è un accanimento terapeutico a spese dei cittadini”.
Nel passaggio finale, il documento indica una direzione alternativa. Le risorse già impiegate, secondo i firmatari, avrebbero potuto essere destinate a un percorso diverso, orientato alla bonifica e al rilancio del territorio. La proposta è quella di una riconversione economica e produttiva, richiamando esperienze progettuali già elaborate negli anni precedenti, come il Piano Taranto del 2018 e il progetto TRACCE del 2025.
La conclusione è affidata a una sintesi che richiama ancora una volta il tema della sostenibilità economica e sociale delle scelte future. “La somma dei fattori che lei ha così bene elencato porta a un unico risultato logico: la chiusura dello stabilimento e l'avvio di una transizione vera”, scrivono le associazioni. Un passaggio che si accompagna a un’ulteriore critica alla prospettiva della nazionalizzazione: “Nazionalizzare oggi significa solo decidere di continuare a perdere”.
La lettera si chiude con un richiamo diretto alle conseguenze delle decisioni politiche, sottolineando come il peso economico e sociale ricada inevitabilmente sulla collettività: contribuenti, lavoratori e cittadini di Taranto.
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