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Il caso

Riforma degli Istituti Tecnici, allarme dei docenti: “Appello al ministro Valditara”

Il Coordinamento nazionale dei docenti di Diritti umani critica il decreto in vigore dal 2026/2027 e chiede una revisione condivisa: “Rischio impoverimento culturale”

Aula scolastica

Aula scolastica

BARI – Cresce la preoccupazione nel mondo della scuola per la riforma degli Istituti Tecnici che entrerà in vigore dall’anno scolastico 2026/2027. A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che segnala forti criticità nell’impianto del decreto, destinato a ridefinire indirizzi, orari e obiettivi formativi dell’intero settore.

Il documento è firmato dal presidente nazionale del CNDDU, il professor Romano Pesavento.

Le valutazioni raccolte tra gli insegnanti, in particolare tra quelli appartenenti alla classe di concorso A046 (discipline giuridiche ed economiche), evidenziano un giudizio ampiamente negativo. Secondo il Coordinamento, la riforma non incontra il favore della comunità scolastica e non risponde in modo adeguato alle esigenze educative degli studenti.

Al centro delle osservazioni emerge il tema degli equilibri culturali e didattici. Il nuovo assetto, pur dichiarando l’intenzione di rafforzare il legame tra scuola e sistema produttivo, presenta elementi ritenuti problematici. In primo luogo viene segnalata la riduzione del peso delle discipline giuridiche ed economiche, considerate fondamentali per la formazione civica e per la conoscenza dei diritti.

A questo si aggiunge uno squilibrio tra area generale e area di indirizzo, con una crescente autonomia affidata alle scuole che nel quinto anno può arrivare fino a 231 ore. Una flessibilità che, in assenza di indicazioni precise, rischia di tradursi in una frammentazione dell’offerta formativa.

Preoccupano anche i tagli alle materie di base, già evidenziati da alcune organizzazioni sindacali, che potrebbero determinare un impoverimento complessivo del profilo culturale degli studenti. Sul piano organizzativo, inoltre, viene sottolineata una situazione di incertezza legata alle classi di concorso, con possibili ripercussioni sulla definizione degli organici e sulla continuità didattica.

Secondo il Coordinamento, esiste il rischio concreto che la riforma si traduca in una riduzione delle ore e in una compressione degli insegnamenti, generando disorientamento all’interno degli istituti.

Particolare attenzione viene riservata al ruolo delle discipline giuridico-economiche, ritenute un elemento essenziale della formazione. Il Coordinamento ribadisce che tali insegnamenti non rappresentano un segmento marginale, ma costituiscono un pilastro per l’educazione civica, costituzionale ed economica.

In un contesto segnato da trasformazioni profonde, tra digitalizzazione, globalizzazione e nuove disuguaglianze, ridurne lo spazio significherebbe limitare la capacità dei giovani di comprendere i meccanismi democratici, esercitare i propri diritti e interpretare i fenomeni economici.

Da qui l’invito rivolto al Ministero dell’Istruzione e del Merito ad aprire un confronto strutturato con docenti, associazioni e parti sociali prima dell’entrata in vigore definitiva del provvedimento. Il Coordinamento chiede inoltre una revisione dei quadri orari, con adeguato spazio per le discipline giuridico-economiche, e un chiarimento tempestivo sulle classi di concorso per evitare ripercussioni sugli organici.

Viene inoltre sollecitata l’introduzione di linee guida nazionali vincolanti per l’utilizzo delle quote di autonomia, al fine di evitare disparità tra territori, e l’avvio di una fase sperimentale reale per monitorare gli effetti della riforma prima della sua piena applicazione.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ribadisce infine che ogni intervento sul sistema educativo deve partire dalla centralità della persona e dei suoi diritti. Una scuola tecnica orientata esclusivamente alle esigenze produttive, si sottolinea, rischia di perdere la propria funzione educativa.

Per questo viene rinnovata la richiesta alle istituzioni di rivedere con urgenza il provvedimento, accogliendo le indicazioni provenienti dalla comunità scolastica e riaffermando il ruolo della scuola come presidio democratico fondamentale.

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