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L'intervento
24 Marzo 2026 - 06:33
Egidio Albanese
TARANTO - L’avv. Egidio Albanese, tra i professionisti più autorevoli del foro di Taranto, interviene con una riflessione sull’esito del referendum costituzionale:
Il verdetto delle urne è netto: il “No” prevale nel referendum costituzionale, segnando una battuta d’arresto per il progetto di riforma e aprendo una nuova fase di riflessione politica. L’affluenza significativa conferma quanto il tema fosse sentito dall’elettorato, che ha scelto in maggioranza di non modificare l’assetto proposto.
A scrutinio ormai sostanzialmente concluso, il rifiuto della riforma — in particolare della separazione delle carriere — appare chiaro e inequivocabile. Gli elettori hanno fatto sentire la loro voce, e il messaggio è forte: quando si interviene sulla Costituzione, la prudenza prevale sul cambiamento.
Chi vota ha sempre ragione: è questo il fondamento stesso della democrazia. Ma comprendere le ragioni di questo voto resta essenziale.
C’è, anzitutto, una conferma che ritorna ciclicamente nella storia repubblicana: la Costituzione è percepita come un pilastro intoccabile.
Come i tralicci dell’alta tensione, per usare un’immagine efficace, chi la sfiora rischia di restarne “folgorato”. Può dividere sul piano politico, ma resta un punto di riferimento identitario forte. Ed è rassicurante, per molti cittadini, che venga difesa con determinazione.
Ha inciso, inoltre, in modo rilevante il contesto politico. La riforma portava la firma di un Esecutivo la cui azione legislativa è stata percepita da una parte dell’opinione pubblica come sbilanciata a favore della sicurezza collettiva, talvolta a scapito delle libertà individuali. Provvedimenti controversi, e sono tanti, hanno contribuito ad alimentare diffidenza e opposizione.
A pesare è stato anche il progressivo abbandono di quel fair play istituzionale che tradizionalmente dovrebbe caratterizzare i rapporti tra i poteri dello Stato. Le tensioni tra politica e magistratura, alimentate da dichiarazioni dure e accuse reciproche, hanno rafforzato la percezione di uno scontro in atto. La campagna referendaria è stata segnata da toni accesi, a volte con un confronto che è degenerato e da una forte polarizzazione. In questo clima, una riforma della giustizia è apparsa a molti elettori come parte di un conflitto, più che come una soluzione condivisa verso una scelta conservativa.
Decisivo è stato poi il divario tra il contenuto concreto della riforma e le aspettative dei cittadini. La separazione delle carriere è stata presentata da alcuni sostenitori come una precondizione necessaria per migliorare il sistema, ma per molti elettori è apparsa astratta, distante dai problemi quotidiani della giustizia.
Chi chiede maggiore responsabilità per gli errori giudiziari non ha visto cambiamenti. Chi critica l’abuso delle misure cautelari non ha trovato segnali concreti. Chi teme l’eccessiva invasività degli strumenti investigativi, come i captatori informatici, non ha trovato risposte.
In altre parole, è mancato quel legame diretto tra riforma e vita reale che spesso determina il consenso.
Il No ha vinto, ma i problemi della giustizia restano tutti sul tavolo.
La campagna si chiude lasciando dietro di sé divisioni e tensioni, mentre le questioni strutturali continuano a essere irrisolte, spesso riemergendo solo quando diventano terreno di scontro politico.
Il risultato non chiude, non deve chiudere, la stagione delle riforme, ma ne impone una revisione profonda nei metodi e nei contenuti.
Il messaggio degli elettori è chiaro: le modifiche alla Carta devono essere comprensibili, condivise e capaci di rispondere concretamente ai bisogni del Paese.
Per la politica si apre ora una fase delicata. Più che rilanciare nuove riforme, sarà necessario ricostruire fiducia. Perché sulle regole fondamentali della democrazia, gli italiani chiedono — ancora una volta — equilibrio, rispetto e partecipazione.
Avv.Egidio Albanese
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