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L'intervento

Per ristabilire la verità storica: chi ha deciso cosa e perché

I quesiti ai quali quelli del No dovrebbero rispondere

Referendum, tra giustizia e politica: accuse di disinformazione e memoria corta

Referendum, tra giustizia e politica: accuse di disinformazione e memoria corta

Si sta cercando in ogni modo di far sì che il popolo non sappia per che cosa sta votando. E in questo senso sembra emblematico il quesito che coloro che sostengono il No pongono ai cittadini: volete che la giustizia sia amministrata dai giudici o dai partiti?

Insomma si cerca, in modo sempre più pesante, di abusare della credulità popolare, con il risultato che la gente é stordita, confusa e sempre più indotta a non andare a votare. Sarebbe bene che coloro i quali spiegano che votando No si salva la Repubblica affrontassero alcune questioni che riguardano la storia politica italiana degli ultimi decenni, quelli che hanno decretato la fine della Prima Repubblica.

Devono spiegare di fronte all’espansionismo giudiziario, che tante tensioni ha provocato nel paese, come intendono ristabilire l’equilibrio tra i poteri. E per rispondere a questa domanda devono soprattutto fare un inventario dei molti conflitti che in questi anni si sono avuti nei rapporti tra toghe e politica, soprattutto a causa di una costituzione materiale della giurisdizione riscritta ad uso e consumo dell’ANM.

Si tratta, più o meno, di rispondere soprattutto a queste domande: 

Chi ha deciso che il Presidente della Repubblica dovesse essere all’interno del CSM solo un maestro di cerimonie, spogliato quindi dei suoi poteri per volontà della corporazione giudiziaria? Cossiga, di fronte a questo oltraggio, ha reagito, ma fu costretto a subire la minaccia dell’attivazione di un procedimento di accusa, perché Presidente sovversivo, che lo ha costretto alle dimissioni. Caso unico in Europa di un Presidente della Repubblica licenziato dai giudici.

Chi ha deciso attraverso una battaglia tendente al discredito dei partiti della Repubblica che i tempi erano maturi per un cambiamento di regime, auspicato dai giudici attraverso lecrociate della questione morale?

E ancora, chi ha deciso che i partiti che avevano fatto la Repubblica e approvato la Costituzione fossero ormai il male assoluto e andassero soppiantati attraverso la supplenza giudiziaria?

E in quest’ottica, chi ha premiato Di Pietro, il magistrato simbolo di Mani Pulite, per i servigi resi alla rivoluzione giudiziaria, facendone un leader politico prima e poi addirittura un ministro della Repubblica?

Chi ha deciso che l’immunità parlamentare, anche con riferimento alla libertà delle opinioni, dovesse essere cancellata nonostante che essa, nella storia del parlamentarismo occidentale, ha rappresentato non un privilegio ma una garanzia funzionale?

Chi, invocando il vento del rinnovamento, ha deciso che non si potesse fare luce fino in fondo sul caso Tobagi, il giornalista del Corriere della Sera, socialista, ucciso dalle BR e ritenuto fastidioso da tanti per le sue inchieste, spiegando che coloro che lo avevano ucciso nel frattempo si erano ormai pentiti? E, in riferimento a questo caso, che coinvolgeva alcuni rampolli della borghesia milanese che conta, chi ha successivamente deciso di processare i leader socialisti che chiedevano chiarezza sulla vicenda Tobagi, negando loro l’immunità parlamentare e scatenando poi una canea contro Craxi (che aveva giudicato scandaloso questo comportamento) chiedendo che il CSM prendesse posizione contro il Presidente del Consiglio e lo delegittimasse di fronte all’opinione pubblica? 

Chi é insorto, invocando l’indipendenza della magistratura come vera e propria forma di autocrazia, allorché si voleva indagare sulla malagiustizia e sulla sciatteria con cui alcune indagini erano state condotte dai PM in processi che avevano indignato l’opinione pubblica?

Insomma, per intenderci: chi, all’interno del sistema politico, si é trovato solo e denigrato allorché chiedeva sanzioni per le stravaganze investigative di processi che avevano messo in croce senza prove consistenti tanta gente?

Di casi Tortora in Italia ce ne sono stati tanti e quasi nessuno ha mai pagato grazie alle coperture correntizie. Le sanzioni severe di cui in questa campagna referendaria parla l’ANM sono state 15 nel 2023 e 24 nel 2024.

E ancora, come spunto di riflessione per gli elettori, c’è da chiedersi perché tutti i Presidenti della Repubblica, tranne Scalfaro, sono entrati in rotta di collisione con la magistratura associata? E perché il referendum sulla responsabilità dei giudici, che aveva avuto un clamoroso successo, di fatto é stato vanificato sul piano della fedele attuazione del petitum dai magistrati del ministero, che ne hanno dato un’interpretazione blanda?

Chi, ai tempi delle inchieste di Mani Pulite, ha deciso che il codice Vassalli dovesse subire una clamorosa smentita perché non riusciva a fronteggiare la lotta alle grandi emergenze criminali? Ma su questo punto bisognerebbe domandarsi anche chi teneva bordone ai tanti PM che ritenevano che i legali dei processi di Tangetipoli dovessero collaborare con la giustizia, autoaccusandosi al fine di ottenere benefici processuali. I legali, insomma, dovevano consegnare i loro assistiti ai PM, che li avrebbero beneficiati in base alla consistenza delle collaborazioni prestate.

Si è trattato di una inaudita intimidazione che ha spinto alcuni imputati al suicidio.

E ancora: chi ha deciso che bisognasse favorire la fine della Prima Repubblica attraverso forme di accanimento giudiziario nei confronti dei partiti di governo e di comportamenti perdonisti nei confronti del Partito Comunista, come hanno documentato in recenti pubblicazioni Mario Patrono, Galli della Loggia e Paolo Mieli, spiegando le ragioni della fine della Prima Repubblica?

 

Chi ha deciso di rispondere, poi, ad una vera e propria chiamata alle armi del procuratore milanese Borrelli attraverso l’incitazione a “resistere!resistere! resistere!” fino a quando la Prima Repubblica non sarebbe stata travolta? Intransigenza contestata da Di Pietro, il quale ha spiegato che con le indagini in corso, in tanti casi, i magistrati sono stati fermati non si capisce bene per ordine di chi. Del resto, già un fermo alle indagini era stato disposto attraverso l’amnistia del 1989, che metteva il Partito Comunista al riparo da ogni inchiesta riguardo ai finanziamenti che riceveva dall’URSS, ma che era però inflessibile circa i finanziamenti che arrivavano ai partiti italiani, compreso il PCI, tuttavia non toccato dalla questione morale.

Chi ha deciso, infine, che l’indipendenza doveva tradursi in una vera e propria autocrazia tale da consentire pesanti squilibri istituzionali? E soprattutto, chi ha accettato,tra i partiti politici, che le riforme della giustizia dovessero avere una preventiva bollinatura da parte dell’ANM per evitare che potessero ledere l’indipendenza dei giudici?

Si é trattato, insomma, di un uso partigiano della giustizia, spesso addirittura alla luce del sole. Un uso che é stato sostenuto da media compiacenti, i quali assecondavano la morte della Prima Repubblica soprattutto per tutelare gli interessi degli editori, sovente grandi imprenditori, che dei finanziamenti pubblici illeciti sapevano tutto e che ora avevano bisogno di partecipare alla crociata giustizialista per difendere se stessi. Da questo punto di vista, il patto collaborativo tra media e procure ha rappresentato una pagina davvero buia della storia della Prima Repubblica. La violazione sistematica del segreto istruttorio rappresentava lo strumento privilegiato per guadagnare popolarità ma, al tempo stesso, serviva per potersi avvalere di una cassa di risonanza in grado di legittimare inchieste che, intanto, avevano un effetto sconvolgente sugli assetti politici, a prescindere dai successivi risultati dei processi, spesso destinati a produrre effetti immediati, intanto, sulla lotta politica indipendentemente dal loro esito finale.

Salvo Andò

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