TARANTO - A un mese dalla scomparsa di Tanino Malecore, lo Slai Cobas per il Sindacato di classe torna a denunciare le condizioni di lavoro all’interno dell’ex Pasquinelli, rilanciando la battaglia portata avanti dal delegato sindacale morto “per il lavoro”, come sottolineato nel comunicato diffuso.
Il sindacato ricorda la figura di Malecore come quella di un lavoratore che ha sempre denunciato i rischi legati all’attività quotidiana, chiedendo ora che quella mobilitazione non si interrompa. “Lo ricordiamo, lui che è morto per il lavoro, che, come delegato dello Slai cobas all'ex Pasquinelli, ha sempre lottato contro le condizioni di lavoro che attaccano la salute e la vita”, si legge nella nota, che invita i colleghi a proseguire la sua battaglia.
Secondo quanto riportato, i lavoratori dell’impianto sarebbero quotidianamente esposti a situazioni ritenute pericolose. Il comunicato parla di attività svolte a contatto diretto con rifiuti di ogni genere su nastri scoperti, con conseguente esposizione a polveri ed esalazioni nocive.
Nel dettaglio, tra i materiali trattati verrebbero rinvenuti rifiuti ospedalieri, pannoloni, siringhe, sacche di sangue, resti animali, vetri e frammenti contenenti amianto e sostanze ritenute pericolose. Una condizione che, secondo il sindacato, comporterebbe ulteriori criticità legate alla presenza di roditori e insetti.
Nel comunicato si evidenzia infatti la diffusione di topi e scarafaggi, con situazioni che coinvolgerebbero direttamente i lavoratori anche al di fuori dell’ambiente di lavoro. “Scarafaggi che non solo vanno sulle mani dei lavoratori, ma sui loro corpi, anche nei capelli”, viene riportato, con il timore che possano essere trasportati anche nelle abitazioni.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda lo stato dei rifiuti trattati, descritti come spesso accumulati da diversi giorni e in condizioni di decomposizione, con conseguente aumento delle esalazioni tossiche inalate durante le operazioni.
Il sindacato segnala inoltre che una parte significativa degli addetti manifesterebbe problemi di salute, con disturbi diffusi e dolori articolari legati anche alla natura del lavoro svolto, che richiede di restare in piedi per 8 ore ripetendo gli stessi movimenti.
Lo Slai Cobas conclude ribadendo la necessità di intervenire per garantire condizioni di sicurezza adeguate. “La tutela della salute e della vita dei lavoratori non può e non deve essere sacrificata”, si legge nella nota, che richiama alla prosecuzione della mobilitazione avviata da Malecore.