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18 Marzo 2026 - 16:22
Mariscuola Taranto
TARANTO - Un comparto strategico in forte sofferenza, tra calo degli organici e rischio di perdita di competenze. È il quadro tracciato dalla Uilpa sul settore della Difesa a Taranto, emerso durante una recente riunione al Comando Interregionale Marittimo.
I numeri evidenziano una contrazione significativa. Se nel 1975 l’Arsenale Militare contava 4.774 dipendenti civili, le stime per il periodo 2021-2025 indicano una presenza ridotta a circa 800 unità. A questo si aggiunge una previsione di ulteriori riduzioni tra il 2024 e il 2025, con circa 2.000 lavoratori civili in meno negli enti della Difesa locale a causa dei pensionamenti.
Una flessione che incide anche su altre strutture, come il Comando Stazione Navale, dove il calo della forza lavoro si avvicina al 40%.
Secondo il sindacato, si tratta di una situazione che mette a rischio non solo la tenuta occupazionale, ma anche la funzionalità dell’intero comparto. Tuttavia, accanto alle criticità, emergono anche segnali positivi legati ai nuovi investimenti.
Tra questi, lo stanziamento di oltre 60 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo bacino all’interno dell’Arsenale Militare. Un intervento accolto favorevolmente, ma ritenuto insufficiente se non inserito in un disegno più ampio.
“Da tempo denunciamo le difficoltà strutturali in cui versa il personale civile della Difesa, ma oggi crediamo sia necessario andare oltre la mera segnalazione delle criticità”, ha dichiarato Vincenzo Boccadamo della Uilpa Taranto.
Il sindacato sottolinea la necessità di una programmazione complessiva che coinvolga istituzioni, industria e parti sociali, con particolare attenzione alla formazione e alle nuove assunzioni.
“Occorre costruire una strategia concreta: i piani manutentivi delle nuove unità navali prevedono un coinvolgimento diretto dell’industria nazionale che ha realizzato tali assetti”, ha aggiunto Boccadamo, evidenziando come questo rappresenti un’opportunità per il territorio.
Un altro nodo centrale riguarda l’aggiornamento professionale. “Le nuove tecnologie richiedono competenze altamente specialistiche. È indispensabile prevedere piani formativi strutturati”, ha sottolineato, indicando nella formazione uno strumento chiave per rafforzare il settore e generare ricadute positive sull’economia locale.
Sui fondi destinati al nuovo bacino, il giudizio resta prudente. “I 60 milioni sono un segnale positivo, ma rischiano di rimanere un intervento isolato se non inseriti in un piano organico e coordinato”, ha concluso Boccadamo, ribadendo la necessità di una strategia condivisa per rilanciare la cantieristica nell’area ionica.
Per la Uilpa, la sfida è trasformare gli investimenti in un’occasione concreta di sviluppo, restituendo centralità a un territorio che, secondo il sindacato, può tornare a essere un punto di riferimento nel settore.
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