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L'intervento

Riforma degli istituti tecnici, “Così si formano tecnici senza consapevolezza”

Il Coordinamento nazionale docenti dei Diritti Umani critica la riforma e chiede più spazio stabile per diritto ed economia

Una delle iniziative messe in campo dall’Aps Troisi Project

Studenti - archivio

BARI – Il rischio è quello di costruire una scuola tecnica sempre più orientata alle competenze operative, ma sempre meno capace di formare cittadini consapevoli. È l’allarme lanciato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che interviene nel dibattito sulla riorganizzazione degli istituti tecnici, ponendo l’attenzione sul ruolo delle discipline giuridiche ed economiche.

A firmare l’intervento è il presidente nazionale del CNDDU, Romano Pesavento.

Secondo il Coordinamento, l’analisi dei nuovi quadri orari evidenzia criticità rilevanti, che vanno oltre la semplice distribuzione delle ore. In gioco, viene sottolineato, c’è una visione culturale complessiva della formazione tecnica, chiamata a confrontarsi con le trasformazioni del mondo contemporaneo.

In un contesto segnato dalla digitalizzazione, dai cambiamenti del lavoro e dalla crescente complessità dei sistemi economici, il diritto e l’economia non possono essere considerati saperi marginali. Al contrario, rappresentano strumenti fondamentali per comprendere le regole della società, interpretare i fenomeni e affrontare le implicazioni etiche delle scelte economiche e tecnologiche.

Il Coordinamento evidenzia come la progressiva riduzione del peso di queste discipline, accompagnata dall’ampliamento degli spazi di autonomia scolastica senza adeguate garanzie, rischi di produrre un effetto contrario rispetto agli obiettivi dichiarati. Mentre si punta a una scuola più vicina al mondo del lavoro, si finisce per indebolire proprio quelle competenze che permettono agli studenti di orientarsi in modo critico e consapevole.

Nel documento si sottolinea che una formazione tecnica priva di solide basi giuridiche ed economiche può tradursi in un modello educativo sbilanciato, capace di generare professionalità operative ma prive di strumenti critici, con il rischio di ridurre il ruolo dello studente a quello di semplice esecutore.

Particolare attenzione viene riservata al diritto, definito come il linguaggio attraverso cui si comprendono diritti, responsabilità e tutele. Allo stesso modo, anche l’economia viene indicata come una chiave indispensabile per leggere i fenomeni sociali e le disuguaglianze. In questo quadro, la marginalizzazione della classe di concorso A046 viene interpretata non come una questione di categoria, ma come un segnale che riguarda l’intero sistema educativo.

Per il Coordinamento, la scuola tecnica dovrebbe rappresentare il punto di incontro tra teoria e pratica. Ridurre lo spazio di diritto ed economia significa interrompere questo equilibrio, compromettendo la capacità degli studenti di affrontare contesti complessi sia come lavoratori sia come cittadini.

Da qui la richiesta di una revisione dell’impianto della riforma, con il riconoscimento di un ruolo strutturale e stabile per le discipline giuridico-economiche, in particolare nel triennio degli istituti tecnici. Non si tratta soltanto di aumentare il numero delle ore, ma di integrare questi insegnamenti nei percorsi formativi, nelle attività laboratoriali e nei progetti legati alle competenze trasversali e all’orientamento.

Il Coordinamento invita a superare una logica puramente quantitativa per adottare una visione più ampia, in cui diritto ed economia diventino strumenti interpretativi delle trasformazioni produttive, tecnologiche e sociali. Questo approccio richiederebbe un investimento concreto non solo sul piano degli organici, ma anche sulla progettazione didattica e sulla formazione dei docenti.

La proposta avanzata punta a rendere la presenza della classe di concorso A046 una componente stabile dell’identità degli istituti tecnici, collegata ai profili in uscita e alle competenze di cittadinanza. Una scelta che, secondo il Coordinamento, rappresenterebbe un investimento strategico sulla qualità del sistema educativo e sulla tenuta democratica del Paese.

Il documento si chiude con un richiamo alla funzione più alta della scuola, che non può limitarsi alla preparazione al lavoro ma deve garantire agli studenti gli strumenti per comprendere la realtà e partecipare in modo responsabile alla vita collettiva. 

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