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Il fatto

Processo Codice Interno: condanne e danni d’immagine per Bari e la Regione

Il giudice ricostruisce i rapporti tra politica e clan nelle comunali del 2019 e riconosce un grave pregiudizio per le istituzioni locali, anche a livello internazionale. Olivieri si rivolse non solo al clan Parisi ma anche ai clan Montani e Strisciuglio

Il blitz antimafia a Bari "codice interno"

Il blitz antimafia a Bari "codice interno"

BARI - È una ricostruzione ampia e dettagliata quella contenuta nelle oltre 1700 pagine di motivazioni della sentenza del processo “Codice Interno”, depositate dal gup del Tribunale di Bari Giuseppe De Salvatore, che fanno luce sui rapporti tra politica e ambienti criminali nel capoluogo pugliese.

Al centro della vicenda giudiziaria la posizione dell’avvocato barese Giacomo Olivieri, condannato a 9 anni di reclusione con rito abbreviato per aver chiesto sostegno elettorale, in occasione delle comunali del 2019, a soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. Secondo quanto emerge dalle motivazioni, Olivieri si sarebbe rivolto non solo al clan Parisi, ma anche ad altri gruppi criminali, tra cui i Montani e gli Strisciuglio, con l’obiettivo di favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso.

Il giudice descrive la condotta come caratterizzata da “assoluta spregiudicatezza”, evidenziando come la scelta degli interlocutori fosse legata alla loro riconosciuta notorietà in ambito criminale.

Nelle carte viene inoltre delineato un quadro più ampio che riguarda il sistema dei rapporti tra criminalità e gestione di enti pubblici. In particolare si fa riferimento a una “colonizzazione dell’Amtab” da parte del clan Parisi, con la trasformazione della municipalizzata in una sorta di struttura utilizzata per favorire soggetti contigui all’organizzazione mafiosa. Viene descritto anche un condizionamento dei vertici aziendali, ritenuti assoggettati alle dinamiche criminali.

La sentenza, che ha riguardato complessivamente 103 imputati, dispone anche il risarcimento dei danni in favore delle parti civili, da quantificare in sede civile, oltre a una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 200.000 euro per ciascun imputato, riconosciuta esclusivamente al Comune di Bari e alla Regione Puglia.

Nelle motivazioni il gup sottolinea con forza le conseguenze prodotte dall’attività dell’associazione mafiosa sul territorio, parlando di un grave danno all’immagine per gli enti locali. Un pregiudizio che deriva non solo dall’operatività del sodalizio criminale, ma anche dall’eco mediatica delle vicende giudiziarie, capace di associare la comunità e le istituzioni alla presenza della criminalità organizzata.

Il giudice evidenzia inoltre come tale danno sia stato aggravato sia dalla radicata presenza storica dell’organizzazione sia dall’elevato numero di affiliati, elementi che nel tempo hanno rafforzato la capacità intimidatoria del gruppo e alimentato una percezione negativa del territorio.

Particolare rilievo viene attribuito anche all’impatto internazionale della vicenda. Nelle motivazioni si richiama infatti un articolo della CNN pubblicato in occasione del G7, in cui la Puglia veniva descritta come terra di mafia, contribuendo a compromettere l’immagine della regione oltre i confini nazionali.

Secondo il giudice, il numero e la tipologia dei reati contestati hanno inciso anche sul senso di sicurezza dei cittadini, soprattutto in alcuni quartieri di Bari, mentre il fenomeno del voto di scambio politico-mafioso avrebbe determinato un indebolimento della fiducia nelle istituzioni.

Le motivazioni della sentenza rappresentano, infine, un riconoscimento della gravità dei danni subiti dal territorio e della fondatezza dell’azione di contrasto alle mafie.

Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Bari Vito Leccese, che ha sottolineato come il pronunciamento del giudice segni un passaggio significativo per la città. Il primo cittadino ha evidenziato che, pur in assenza di rilievi su un condizionamento diretto dell’azione amministrativa da parte della criminalità, emerge con chiarezza il danno profondo subito dalle istituzioni locali.

“Le motivazioni della sentenza - dichiara il sindaco - segnano un passaggio molto importante per la nostra città. Finalmente viene ribadito con chiarezza che, se da un lato la commissione ispettiva non ha rilevato alcun condizionamento dell’azione amministrativa da parte della criminalità, dall’altro oggi è lo stesso giudice a riconoscere il danno profondo che il Comune di Bari ha subito a causa dell’attività mafiosa..

Siamo soddisfatti per un pronunciamento che restituisce verità e dignità alle istituzioni e alla comunità barese, troppo spesso esposte a narrazioni distorte. Questo riconoscimento rafforza il nostro impegno quotidiano per la legalità, la trasparenza e la tutela dell’immagine della città, che non può e non deve essere associata a fenomeni criminali che non la rappresentano”.

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