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Taranto

Cozze greche vendute come tarantine, scatta l’allarme

Video virale sui social riaccende il caso delle frodi alimentari: “Violata anche l’ordinanza sul Mar Piccolo”

Cozze greche vendute come tarantine, scatta l’allarme

Cozze greche vendute come tarantine, scatta l’allarme

TARANTO - Un video diffuso sui social riporta al centro dell’attenzione il tema della tutela della cozza tarantina e delle presunte frodi nel settore della mitilicoltura. A denunciare la vicenda è l’ambientalista Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che parla di un grave danno d’immagine per uno dei prodotti simbolo del territorio.

Secondo quanto riferito, nelle ultime ore sarebbe stato pubblicato un filmato su un canale legato a una pescheria napoletana, in cui verrebbero mostrati mitili di provenienza greca presentati come cozze tarantine. Il contenuto avrebbe raggiunto una vasta diffusione, con oltre 300 mila visualizzazioni su Facebook, più di 200 mila su TikTok e circa 70 mila su Instagram.

Manna evidenzia come episodi di questo tipo rischino di compromettere l’intero comparto locale, proprio alla vigilia della stagione della cozza tarantina. “Si tratta di una truffa che penalizza i mitilicoltori del territorio”, sottolinea, ricordando che la produzione autentica richiede oltre un anno di lavoro, dalla raccolta del seme fino all’allevamento.

Nel mirino dell’ambientalista anche alcune pratiche ritenute irregolari. Secondo quanto denunciato, cozze importate verrebbero immerse nei mari di Taranto, in particolare nel Mar Grande, per essere poi commercializzate come prodotto locale.

La segnalazione si estende anche al rispetto delle normative vigenti. Manna richiama l’ordinanza sindacale del settembre 2022, che vieta la reimmissione di mitili non autoctoni nel Mar Piccolo, imponendo l’allevamento esclusivo della cozza nera tarantina.

Nonostante ciò, l’associazione riferisce di aver documentato, nel corso degli ultimi mesi, movimentazioni sospette effettuate durante le ore notturne, con reintroduzione in mare di prodotti provenienti dall’estero. Operazioni che, secondo quanto dichiarato, avverrebbero sotto gli occhi di molti ma senza interventi risolutivi.

L’ambientalista punta il dito anche sulla necessità di rafforzare i controlli. “Non basta emanare ordinanze, bisogna farle rispettare”, è il senso della denuncia, che chiama in causa la responsabilità degli organi preposti alla vigilanza.

Manna annuncia infine iniziative formali per portare la vicenda all’attenzione delle autorità competenti, ribadendo l’intenzione di difendere l’autenticità della cozza tarantina e il lavoro dei produttori locali.

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