TARANTO - Una richiesta precisa e urgente dopo gli ultimi episodi legati alla sicurezza sul lavoro all’interno dell’ex Ilva. Lo Slai Cobas per il sindacato di classe torna a denunciare le condizioni negli impianti e rilancia la proposta di una presenza stabile degli organi ispettivi all’interno dello stabilimento.
Nel comunicato, il sindacato ricorda di aver già avviato iniziative istituzionali subito dopo la morte di Claudio Salamida, collegandole anche al precedente caso di Loris Costantino. “Abbiamo inviato una richiesta di intervento al Procuratore della Repubblica, all’Ispettorato del Lavoro, alla Asl Spesal, all’Inail e al Prefetto di Taranto perché sia posta all’interno dell’ex Ilva una postazione fissa degli organi ispettivi”, si legge nella nota.
Parallelamente è stata avanzata anche la richiesta di un confronto diretto con il pubblico ministero Buccoliero, che segue il procedimento legato al decesso di Salamida.
Al centro della posizione dello Slai Cobas vi è la necessità di un controllo continuo sugli impianti. “Una postazione permanente degli organi di controllo sarebbe una azione concreta che può funzionare sia da deterrenza sia da controllo preventivo”, sostiene il sindacato, indicando anche il ruolo di riferimento immediato per lavoratori e delegati in caso di segnalazioni e richieste di intervento.
Secondo quanto evidenziato, la proposta sarebbe stata avanzata già in passato, senza però trovare accoglimento. Nel frattempo, si è svolto un incontro tra i commissari di Acciaierie, una delegazione del Ministero del Lavoro, l’Inail e le organizzazioni sindacali metalmeccaniche, con un nuovo appuntamento fissato per il 24 marzo a Taranto.
Dalle prime indicazioni emerse, tuttavia, lo Slai Cobas esprime perplessità sulle soluzioni prospettate. “Si è parlato dell’imminente attivazione dei gruppi di analisi sulla sicurezza per mappare le condizioni degli impianti e individuare interventi migliorativi”, ma per il sindacato questo approccio non sarebbe sufficiente.
Nel mirino anche altre misure discusse durante il confronto. “È stato previsto un percorso formativo dedicato agli appaltatori e ai referenti aziendali, ma si tratta di cose già dette in passato che non hanno portato a interventi concreti”, si sottolinea.
Ulteriori dubbi riguardano la proposta di istituire gruppi di lavoro per l’analisi dei contratti dell’indotto. Secondo lo Slai Cobas, non servirebbero nuovi tavoli ma decisioni operative. “Non c’è bisogno di costituire gruppi di lavoro, si devono trasformare i contratti multiservizi in contratti metalmeccanici e stabilizzare i rapporti di lavoro”, afferma il sindacato.
Nel documento vengono richiamate anche alcune posizioni espresse dalle altre sigle sindacali. In particolare la Fiom, che ha evidenziato la necessità di interventi immediati. “Servono risorse vere e interventi immediati per la sicurezza”, ha dichiarato Brigati, sottolineando la presenza di oltre 60 chilometri di nastri trasportatori su cui operano i lavoratori e la necessità di verifiche strutturali su camminamenti e condizioni operative.
Sempre sul fronte sicurezza, viene indicata la necessità di un piano aggiornato per la gestione dell’amianto e di controlli congiunti sugli impianti. “L’incontro apre un ragionamento, ma ora bisogna vedere come si tradurrà in atti concreti”, è stato evidenziato.
Nonostante questi elementi, lo Slai Cobas ribadisce che senza una presenza stabile degli organi di controllo all’interno dello stabilimento il rischio è di rimanere nel campo delle dichiarazioni. “Se non si va in questa direzione, i fatti concreti restano affidati a commissari e governo come già accaduto in passato, senza passare dalle parole agli interventi reali”, conclude il sindacato.
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