BARI - In un ristorante milanese campeggiava una gigantografia di Totò; un tribunale locale ha decretato che il gestore di quel ristorante pagasse agli eredi -figli della figlia di Totò- la cifra di otto mila euro per aver utilizzato tale immagine senza autorizzazione e per scopi commerciali così come giustamente prevede la legge scritta italiana.
Ci chiediamo visto che questo diritto esisterà fino alla quarta generazione, che succede dopo? Si potrà esibire quella immagine in ogni mac Donald? E nel frattempo non si può liberamente esibire questa immagine a testimonianza del nostro affetto verso di Lui? In definitiva: la immagine di Totò è dei suoi eredi? Come dice la legge scritta e pensata per tutelare la proprietà dell’immagine di chiunque?
Il punto sta nel come mai un milanese non abbia utilizzato l’immagine di un comico milanese al posto di Totò. Peraltro in vita in molti non sono stati teneri con il Principe e ancora adesso certi anti meridionali attendono che il culto di de Curtis si affievolisca per portarlo silentemente nel dimenticatoio. Come mai la gente in tutta Italia insiste in questa specie di venerazione spontanea di questa personalità? L’immagine di Totò è dei suoi eredi o di tutti gli italiani e specialmente dei meridionali e dei napoletani?
Totò è una specie di icona della meridionalità che piano piano ha influenzato la cultura del resto d’Italia umanizzandola, debarbarizzandola e uniformandola. Pochi possono capire questo fenomeno ma così è. Mentre il sud è stato conquistato con brutali, sanguinose e barbariche esibizioni di forza militare la cultura meridionale in ogni sua sfaccettatura si è inserita nella coscienza collettiva e ha plasmato silentemente e inconsapevolmente la cultura di tutta la penisola; penisola che ospitava realtà culturali differenti che all’epoca non erano considerate rilevanti perché si credeva che la unicità delle Istituzioni comportasse in automatico la unicità della nazione!
Le persone sono tutte uguali e si credeva che non esistesse una identità territoriale specifica. Ma non è affatto così; anzi possiamo dire che asserire che la unicità delle Istituzioni comporti la unicità della nazione è una forma evidente di colonialismo camuffato nel quale la Istituzione è prevalente sulla cultura; cosa che non è se non un modo per nascondere la subalternità del cittadino alle Istituzioni imposte. Barbarie!
L’identità partenopea pur offesa continuamente si è rivelata come l’unica di rilievo planetario.
La gente comune pur influenzata dai media efficientisti e mondialisti percepisce la grandezza umana e intellettuale di questo personaggio del teatro, del cinema, della musica, che con impareggiabile signorilità ha saputo portare le moltitudini ad un livello di sensibilità che non avevano mai conosciuto e che oggi tutti inconsapevolmente gliene riconoscono il merito; dopo di lui il turpiloquio e la esibizione dei vizi e limiti nazionali ha riempito il cinema portando il livello di questa nobile arte ai minimi termini legittimando le maggiori nefandezze che si imparano sul grande e sul piccolo schermo! e ognuno di noi a modo proprio e, chi più, chi meno ha imparato qualcosa da quelle scene indimenticabili di Totò che si ricordano a memoria molto più dei versi di Dante o dei passaggi dei promessi sposi imposti già nelle scuole.
Quindi l’immagine e l’opera di questo grande napoletano è un patrimonio immateriale della italianità e quindi patrimonio di tutti noi ben oltre la quarta generazione; e quindi va esibita come si conviene e quindi molto di più e molto meglio di come già accade. Non possiamo attenderci che altri possano comprendere l’importanza di questo ovvio assioma più di noi stessi e quindi solo noi possiamo indurre il ministero della cultura ad appropriarsi di quella immagine opportunamente retribuendo -riconoscendone il diritto- gli eredi al fine di regolare l’uso di questo patrimonio culturale di noi tutti nel modo migliore.
Non v’è altri come Lui e quindi deve rimanere unico a vantare un riconoscimento di questa portata. De Sica (padre) come Sophia Loren, come i de Filippo, come Domenico Modugno, come Pirandello, sono grandissimi ma non hanno forgiato se non in modo minore l’anima italiana in modo così Alto e completo e con tanta dolcezza se non tenerezza e genialità; il riconoscimento di patrimonio immateriale della italianità va riconosciuto a Lui e solo a Lui quanto meno anche per cercare di dimenticare le ingiuste critiche da lui subite in vita.
Ovviamente la gestione di quella immagine va affidata non certo alle burocrazie romane o a politicanti ma a meridionali cultori e conoscitori della nostra cultura e di quella napoletana un particolare. Penso ad un comitato di amici di Totò che al proprio interno indicano il gestore dei quella immagine. Ma tutto questo serve anche per riconoscere a Napoli la condizione inequivocabile di Capitale culturale della Italia Unita; Roma è la capitale amministrativa di una nazione in cui uniche sono le Istituzioni pubbliche e quindi la burocrazia; Milano è il posto in cui sono confluiti mezzi finanziari rilevanti da tutta l’Italia, ma certamente Napoli come rappresentante dell’intero Sud è stata e non può non essere il luogo da cui è sgorgata la parte nobile della cultura italiana che anche sul piano economico è conosciuta in tutto il mondo.
Riconoscere il valore planetario incontestabile della cultura meridionale è il primo passo della vera unificazione nazionale che non può non avvenire che su di un piano di parità pur nella diversità.
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