TARANTO - Una denuncia dura sulle condizioni di sicurezza all’interno dell’ex Ilva arriva dall’ambientalista Luciano Manna, fondatore di VeraLeaks, che punta l’attenzione sulla situazione della batteria numero 7 delle cokerie, descritta come fortemente deteriorata e potenzialmente pericolosa per i lavoratori.
Secondo quanto riferito, le strutture presenterebbero corrimano compromessi dalla ruggine e interventi provvisori di riparazione, mentre sulle passerelle si continuerebbe a operare nonostante il rischio. In quei punti, spiega Manna, si svolgerebbero attività di manutenzione a circa 15 metri di altezza, con operai e personale dell’indotto costretti a lavorare in condizioni ritenute critiche.
L’ambientalista lancia un interrogativo diretto sulla sicurezza degli impianti, sostenendo che le attuali condizioni non garantirebbero adeguati standard nemmeno dopo interventi straordinari o ipotesi di riconversione industriale. Da qui la richiesta di fermare le attività, ritenute non più compatibili con la tutela della salute e della vita dei lavoratori.
Nel suo intervento, Manna richiama anche le dichiarazioni rilasciate nella stessa giornata di ieri da Simone Bettini, presidente di Federmeccanica, intervenuto a Taranto nel corso di un incontro organizzato da Confindustria. Bettini aveva posto una riflessione sul futuro dei lavoratori e delle loro famiglie in assenza dello stabilimento.
Una posizione che l’ambientalista contesta apertamente, definendola distante dalla realtà del territorio, dove – sostiene – le nuove generazioni non vedrebbero più nella fabbrica un’opportunità occupazionale. Al contrario, Manna evidenzia come la priorità debba essere la sicurezza di chi oggi lavora negli impianti.
"Ma comunque, caro presidente Bettini - scrive Manna -, se domani non ci sarà più l'Ilva avremo almeno una certezza: i loro figli avranno un padre che non rischia la vita su questi impianti e quindi non rischia di non tornare più a casa. Bettini in Ilva si muore, guardi queste foto e quelle che VeraLeaks ha pubblicato nei giorni scorsi, scattate dove sono morti gli operai".
La presa di posizione si conclude con una critica alla definizione dello stabilimento come asset strategico nazionale, ribadita da Bettini, e con la richiesta di chiusura dell’impianto, ritenuto responsabile di conseguenze sanitarie e ambientali che continuano a pesare sulla città.
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