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Natuzzi, trattativa in stallo: distanza incolmabile tra azienda e sindacati

Il confronto al Mimit si chiude senza accordo. Regione e Ministero chiedono nuovi passi avanti per riaprire il confronto su piano industriale e tutela dell’occupazione

Natuzzi, trattativa in stallo: distanza incolmabile tra azienda e sindacati

Natuzzi

BARI - Il confronto sulla vertenza Natuzzi resta aperto ma senza sbocchi immediati, con posizioni che continuano a rimanere distanti tra azienda e organizzazioni sindacali. È questo l’esito dell’ultimo incontro svolto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dove non è stato possibile individuare un punto di equilibrio tra il piano industriale dell’impresa e le richieste avanzate a difesa dell’occupazione.

A sottolinearlo è l’assessore regionale allo Sviluppo economico e al Lavoro, Eugenio Di Sciascio, che al termine del tavolo evidenzia come il dialogo non possa considerarsi concluso. La distanza tra le parti, infatti, impone ulteriori passaggi negoziali e un rinnovato impegno per tentare di avvicinare le posizioni.

Al tavolo ministeriale hanno partecipato anche il presidente della task force regionale Occupazione, Leo Caroli, e le rappresentanze sindacali. Nel corso del confronto è emersa la mancanza di un’intesa su alcuni snodi centrali della riorganizzazione aziendale. Restano infatti irrisolte le questioni legate agli incentivi all’esodo, ai processi di esternalizzazione con garanzie occupazionali, al ricorso agli ammortizzatori sociali e al possibile rientro di produzioni, anche con un eventuale supporto pubblico.

La vertenza Natuzzi si conferma quindi un dossier strategico per il sistema produttivo pugliese, come ribadito dallo stesso assessore regionale, che assicura il massimo impegno per favorire nuove occasioni di confronto e sostenere percorsi condivisi tra azienda e lavoratori. L’obiettivo resta quello di preservare una realtà industriale significativa per il territorio e per i livelli occupazionali.

Sul piano industriale, il gruppo Natuzzi, attivo nella produzione di divani e arredamento con stabilimenti in Puglia, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Romania, conta circa 1.800 addetti. L’azienda ha avviato già da novembre un programma di riorganizzazione finalizzato a recuperare competitività in un contesto segnato da una forte contrazione della domanda nei principali mercati.

Nel dettaglio, il piano presentato prevede la chiusura del sito di Jesce 2, la vendita dello stabilimento di Ginosa attualmente inattivo, operazioni di aggregazione industriale, oltre a un percorso di uscite volontarie che coinvolgerebbe circa 400 lavoratori prossimi alla pensione e la ricollocazione di almeno 300 dipendenti in altre realtà produttive del territorio. Il tutto accompagnato da un investimento complessivo superiore a 50 milioni di euro nel triennio 2026-2028.

Le organizzazioni sindacali, tuttavia, hanno respinto l’impostazione attuale del piano, ritenendo imprescindibile un accordo strutturato sugli incentivi all’esodo prima di qualsiasi avanzamento della trattativa. Pur confermando la disponibilità al dialogo, i sindacati hanno ribadito la necessità di garanzie concrete sulla tutela dei posti di lavoro e sul futuro industriale del gruppo in Italia.

Il Ministero ha richiamato le parti alla responsabilità, evidenziando come un’intesa sia fondamentale per affrontare le difficoltà dell’azienda, ma ha anche chiarito che una nuova convocazione potrà avvenire solo in presenza di segnali concreti di apertura da entrambe le parti.

Nel frattempo, le sigle sindacali di categoria insieme alle rappresentanze aziendali hanno informato lavoratrici e lavoratori sull’esito del confronto, sottolineando come restino centrali alcuni punti ritenuti fondamentali per un eventuale accordo: il rafforzamento delle internalizzazioni, la definizione di prospettive produttive certe e l’attivazione di strumenti volontari di uscita accompagnati da politiche attive.

La ripresa del tavolo resta quindi l’obiettivo prioritario, nella prospettiva di salvaguardare un presidio industriale considerato strategico non solo per la Puglia ma per l’intero Paese.

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