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Il fatto

Ex Ilva, Landini rilancia il ruolo dello Stato nella gestione dell’acciaieria

Il segretario generale della Cgil interviene da Foggia sulle crisi industriali del Paese e indica la presenza pubblica come condizione decisiva per il rilancio del polo siderurgico

Maurizio Landini

Maurizio Landini

FOGGIA - La vertenza dell’ex Ilva è al centro del confronto nazionale e della discussione sulle principali crisi industriali italiane. A intervenire è stato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, che nel corso di un incontro con i giornalisti a Foggia ha affrontato il tema del futuro dello stabilimento siderurgico di Taranto, indicando con chiarezza la posizione del sindacato.

Secondo il leader della CGIL, la questione centrale resta il ruolo diretto dello Stato nella gestione dell’azienda, una scelta che, a suo giudizio, viene rinviata da troppo tempo. Landini ha ricordato come la richiesta di una presenza pubblica nella conduzione dell’impresa non sia una novità nel dibattito sindacale e politico, ma rappresenti una linea sostenuta da anni.

“Per quanto riguarda Ilva – ha spiegato – la nostra posizione è nota: serve un intervento diretto dello Stato all’interno della gestione dell’impresa. È una decisione che viene rimandata dal 2010 e nel frattempo abbiamo assistito alle conseguenze di questo rinvio”. Il segretario della CGIL ha parlato di una situazione ormai arrivata a un passaggio particolarmente delicato, sottolineando che senza un coinvolgimento pubblico concreto il rischio di non riuscire a rilanciare il gruppo siderurgico resta molto alto.

Nel suo intervento Landini ha ribadito che, di fronte alla complessità della crisi dell’ex Ilva, è arrivato il momento che Governo e istituzioni assumano una responsabilità diretta, mettendo in campo strumenti capaci di garantire stabilità industriale e prospettive di sviluppo.

Il segretario generale della CGIL ha inoltre allargato il ragionamento al ruolo strategico della siderurgia per l’economia nazionale. A suo giudizio la produzione di acciaio rappresenta una componente fondamentale per qualsiasi sistema industriale moderno. “Non esiste un Paese industriale – ha osservato – senza un’impresa e senza un settore della produzione dell’acciaio che abbia un peso decisivo”.

Landini ha quindi sottolineato come le grandi economie manifatturiere mantengano sempre una presenza forte nella filiera dell’acciaio, considerata una infrastruttura produttiva essenziale per sostenere industria, lavoro e competitività. In questa prospettiva, ha concluso, il futuro dell’ex Ilva non riguarda soltanto Taranto ma l’intero sistema industriale italiano.

Per il sindacato, dunque, la crisi del polo siderurgico rappresenta una partita strategica che il Paese non può permettersi di perdere, perché dalla capacità di rilancio della produzione di acciaio dipende una parte rilevante della tenuta e dello sviluppo della manifattura nazionale.

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