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Bari

Natuzzi, “Nessun piano fatto di tagli ai danni dei lavoratori”

Audizione in Regione sulla crisi del gruppo del mobile. Il presidente della I Commissione Ubaldo Pagano chiede garanzie su occupazione e stabilimenti pugliesi: “Le risorse pubbliche devono tradursi in tutela sociale”

Natuzzi, “Nessun piano fatto di tagli ai danni dei lavoratori”

Vertenza Natuzzi

BARI – La crisi industriale del Gruppo Natuzzi torna al centro del confronto istituzionale in Puglia. Il tema è stato affrontato nel corso di un’audizione congiunta della I e della IV Commissione del Consiglio regionale, convocata per analizzare la situazione dell’azienda e le prospettive occupazionali legate al piano industriale. All’incontro hanno preso parte l’assessore regionale allo Sviluppo economico, il presidente del SEPAC e le organizzazioni sindacali, impegnate da tempo nella vertenza.

Al termine dei lavori è intervenuto Ubaldo Pagano, presidente della I Commissione del Consiglio regionale, che ha espresso una posizione netta sulle prospettive dell’azienda. “Non possiamo accettare un piano industriale che si traduca in un semplice elenco di tagli a danno dei lavoratori”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di soluzioni capaci di salvaguardare il tessuto produttivo e occupazionale.

Pagano ha ricordato che la crisi riguarda uno dei marchi più rappresentativi del Made in Puglia e del Made in Italy, con conseguenze potenzialmente pesanti per l’economia locale. La questione è stata affrontata anche a livello nazionale nel corso di un incontro tenuto a Roma tra il ministro del Made in Italy, le organizzazioni sindacali e le istituzioni regionali di Puglia e Basilicata.

Dal confronto romano, ha spiegato il presidente della Commissione, sarebbe emersa la disponibilità delle istituzioni a valutare strumenti di decontribuzione economica per favorire il processo di reshoring, cioè il rientro delle produzioni in Italia attraverso misure capaci di ridurre il divario dei costi rispetto ai Paesi esteri.

È fondamentale che l’azienda dimostri una reale volontà di confronto sul futuro degli stabilimenti Jesce2 di Santeramo in Colle e Altamura”, ha proseguito Pagano, evidenziando le criticità contenute nelle ipotesi di riorganizzazione industriale. Secondo quanto emerso, infatti, la strategia prospettata prevederebbe una riduzione della capacità produttiva fino al dimezzamento e il trasferimento dei lavoratori verso altre sedi.

Una prospettiva che, secondo il presidente della Commissione, non offre certezze sulla piena continuità occupazionale. “Non appare condivisibile una strategia che riduce la produzione e sposta i lavoratori verso stabilimenti che non sembrano poter garantire il mantenimento dei livelli occupazionali”, ha osservato. Pagano ha inoltre chiesto chiarimenti puntuali su questi passaggi, ricordando la situazione di precarietà che da anni interessa parte della forza lavoro. “Non è accettabile che il peso della riorganizzazione ricada esclusivamente sui lavoratori che da 23 anni convivono con precarietà e cassa integrazione”.

Il tema delle risorse pubbliche rappresenta un altro punto centrale della vertenza. Pagano ha sottolineato che l’eventuale utilizzo di fondi pubblici deve essere accompagnato da precise garanzie sul piano sociale e occupazionale. “Se un’azienda riceve finanziamenti pubblici deve garantire un ritorno in termini di stabilità e tutela del lavoro. Non è possibile modificare gli impegni presi lungo il percorso”.

Il presidente della Commissione ha inoltre ricordato il ruolo svolto dalla Regione Puglia nel riaprire il confronto a livello nazionale. Secondo Pagano la posizione dell’amministrazione regionale è chiara: non sostenere con risorse pubbliche realtà produttive che riducono il personale senza offrire prospettive concrete.

Nei prossimi giorni è atteso un nuovo passaggio della vertenza. “Lunedì l’azienda dovrà fornire risposte precise al Ministero”, ha concluso Pagano, ribadendo l’impegno delle istituzioni regionali a sostenere i lavoratori coinvolti. L’obiettivo, ha spiegato, è evitare che la crisi industriale del gruppo possa trasformarsi in una emergenza sociale per il territorio.

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