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Il fatto
11 Marzo 2026 - 06:51
Fotovoltaico
BARI - La Giunta regionale della Puglia ha approvato lo schema di disegno di legge che individua le superfici e le aree idonee per l’installazione di impianti da fonti rinnovabili, avviando così il percorso legislativo che porterà il provvedimento all’esame del Consiglio regionale.
L’intervento nasce dall’obbligo previsto dall’articolo 11 bis del decreto legislativo 25 novembre 2024 numero 190, che impone alle Regioni di individuare le aree dove l’installazione degli impianti energetici da fonti rinnovabili potrà beneficiare di procedure autorizzative semplificate.
La normativa nazionale ha già definito un primo elenco di aree considerate idonee, tra cui zone industriali, aree portuali, cave, discariche e superfici situate in prossimità della rete autostradale, oltre ad altre tipologie di siti. Le Regioni non possono ridurre questo elenco ma sono tenute a individuare ulteriori superfici da aggiungere a quelle stabilite dallo Stato.
Nel provvedimento approvato dalla Giunta pugliese l’orientamento è stato quello di limitare al minimo indispensabile l’individuazione di nuove aree idonee, tenendo conto del forte sviluppo già registrato negli ultimi anni nel settore energetico regionale.
I numeri illustrati dalla Regione evidenziano infatti una crescita significativa. Tra il 2021 e il 2025 in Puglia sono stati autorizzati impianti per una potenza complessiva di 4.471 megawatt, mentre gli impianti effettivamente realizzati si fermano a 1.700 megawatt. Un divario che ha spinto l’esecutivo regionale a muoversi con cautela nell’individuazione di nuove superfici.
Tra le aree aggiuntive individuate nel disegno di legge figurano quelle situate entro 350 metri dai centri di elaborazione dati, a condizione che l’energia prodotta sia destinata esclusivamente al loro funzionamento. Vengono inoltre considerate idonee le superfici nella disponibilità di università e parchi tecnologici, oltre alle aree retroportuali destinate all’autoconsumo energetico.
Accanto alla definizione delle aree, il provvedimento introduce specifiche norme di tutela del paesaggio e dell’agricoltura, individuando come interesse pubblico prevalente la conservazione degli ulivi e delle produzioni agroalimentari di qualità. In particolare l’articolo 5 stabilisce che, nel rilascio delle autorizzazioni, debbano essere preservate le coltivazioni legate alle denominazioni DOP, IGP, STG, DOC, DOCG, DE.CO., oltre ai prodotti agroalimentari tradizionali PAT e alle superfici coltivate con metodo biologico.
La norma prevede inoltre che, nel caso di interventi previsti in aree classificate industriali dai piani urbanistici ma utilizzate di fatto per attività agricole, prevalga la tutela paesaggistica prevista dal Piano Paesaggistico Territoriale Regionale.
Il provvedimento introduce anche nuove misure per rafforzare la trasparenza nei procedimenti autorizzativi. L’articolo 8 prevede infatti l’avvio di consultazioni pubbliche per i progetti di impianti da fonti rinnovabili, con incontri informativi tra soggetti proponenti, amministrazioni comunali e cittadini, con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni che riguardano il territorio.
Un’altra novità riguarda la fase di realizzazione degli impianti. L’articolo 9 introduce norme per contrastare il fenomeno dei cosiddetti sviluppatori, ovvero soggetti che acquisiscono autorizzazioni per poi rivenderle ad altre aziende senza realizzare direttamente gli impianti. Il provvedimento prevede che entro 60 giorni dal rilascio dell’autorizzazione i proponenti debbano presentare un cronoprogramma e due fideiussioni, pena la decadenza automatica del titolo autorizzativo.
Viene inoltre ridotto il tempo massimo per completare i lavori, che passa da 30 a 18 mesi, con la possibilità di proroghe limitata esclusivamente a casi documentati di forza maggiore. L’obiettivo è accelerare la realizzazione degli impianti autorizzati e ridurre il divario tra progetti approvati e opere effettivamente realizzate.
L’assessora regionale all’Urbanistica e Paesaggio Marina Leuzzi sottolinea la scelta di privilegiare la tutela del territorio. “Con questo provvedimento abbiamo ribadito la priorità della salvaguardia del paesaggio agricolo e delle produzioni agroalimentari di qualità, oltre alla difesa di elementi identitari del territorio come gli ulivi”, afferma. “Senza queste norme molte aree oggi agricole ma inserite in zone industriali rischierebbero di essere automaticamente considerate idonee agli impianti energetici, compromettendo un patrimonio paesaggistico tutelato dal nostro piano paesaggistico”.
Sulla stessa linea l’assessore all’Agricoltura Francesco Paolicelli, che evidenzia l’importanza delle nuove tutele per il settore primario. “La norma afferma una visione regionale che difende il suolo agricolo e sostiene le produzioni di qualità, rafforzando uno dei comparti più strategici dell’economia pugliese”, spiega. “Abbiamo introdotto disposizioni che contrastano la progressiva sottrazione di terreni agricoli per la realizzazione di impianti fotovoltaici e che proteggono il nostro patrimonio olivicolo, già duramente colpito dalla Xylella”.
Per l’assessore allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio, il provvedimento rappresenta anche uno strumento per migliorare la programmazione energetica regionale. “La Puglia è tra le regioni con gli obiettivi più ambiziosi nello sviluppo delle rinnovabili”, ricorda. “Secondo il PNIEC entro il 2030 dovremo installare 7.387 megawatt aggiuntivi di potenza da fonti rinnovabili. Negli ultimi anni abbiamo autorizzato molti impianti che però non sempre sono stati realizzati, e con queste norme intendiamo contrastare il fenomeno degli sviluppatori che acquistano autorizzazioni per rivenderle”.
Infine l’assessora all’Ambiente e al Clima Debora Ciliento evidenzia la strategia complessiva della Regione. “Il disegno di legge punta a promuovere l’utilizzo delle energie rinnovabili attraverso procedure più snelle e una migliore individuazione dei siti idonei, ma allo stesso tempo tutela il patrimonio naturale e agricolo”, afferma. “L’obiettivo resta quello di decarbonizzare la Puglia e favorire un sistema energetico sempre più autosufficiente, capace di sostenere famiglie e imprese con energia pulita e a costi più contenuti”.
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