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Taranto

Madre muore lanciandosi dal balcone: indagato il figlio

A un 34enne contestati sequestro di persona e abbandono di incapace aggravato dal suicidio della donna avvenuto nell’ottobre 2024

Il Tribunale

Il Tribunale di Taranto

TARANTO – La morte di una donna affetta da un disturbo psichiatrico cronico, precipitata dal balcone della propria abitazione nell’ottobre 2024, è ora al centro di un’indagine della Procura di Taranto che coinvolge il figlio 34enne. L’uomo è indagato con le accuse di sequestro di persona e abbandono di incapace aggravato dal suicidio della madre.

La notizia è stata anticipata dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

Al centro dell’inchiesta c’è la gestione della donna, che da anni soffriva di disturbo cronico dell’umore, una forma persistente di depressione caratterizzata da profonda apatia, mancanza di energia e forte disagio psicologico. Proprio per la sua condizione la donna era stata affidata alla cura e alla vigilanza del figlio, che secondo gli investigatori non avrebbe adempiuto a tale responsabilità.

L’indagine ha ricostruito una situazione di forte fragilità familiare. Secondo quanto emerge dagli atti, il 34enne non avrebbe garantito assistenza alla madre durante le sue assenze e in alcune occasioni l’avrebbe anche chiusa all’interno dell’abitazione impedendole di uscire nelle ore notturne, limitandone di fatto la libertà personale.

La tragedia si è consumata l’8 ottobre 2024 nel quartiere Tre Carrare, dove madre e figlio vivevano in un appartamento al primo piano di uno stabile. In quel momento la donna era sola in casa e si è poi sporta dal balcone, lanciandosi nel vuoto.

Dopo il suicidio e il riscontro delle condizioni psichiatriche della vittima, la vicenda è finita all’attenzione della Procura di Taranto, che ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità nella gestione della donna e nelle circostanze che l’hanno portata a trovarsi da sola al momento della tragedia.

Al 34enne è stato notificato nelle scorse settimane l’avviso di conclusione delle indagini. Entro 20 giorni dalla notifica l’indagato potrà presentare memorie difensive, produrre documenti oppure chiedere di essere interrogato dal pubblico ministero Colella, che successivamente deciderà se chiedere l’archiviazione del caso oppure procedere con la richiesta di rinvio a giudizio.

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