Cerca

Cerca

Taranto

Ex Ilva, ricorso contro il Tribunale di Milano: “Altiforni da fermare subito”

Impugnata la decisione di primo grado che ha concesso tempo per adeguarsi alle prescrizioni ambientali. I Genitori Tarantini chiedono la sospensione immediata dell’area a caldo e contestano anche il mancato intervento sulle emissioni di CO2

Il Siderurgico di Taranto

Il Siderurgico di Taranto (foto d'archivio)

TARANTO - La battaglia giudiziaria sull’ex Ilva si arricchisce di un nuovo capitolo. I promotori dell’azione inibitoria contro il polo siderurgico hanno deciso di impugnare la decisione del Tribunale di Milano chiedendo la sospensione immediata degli impianti dell’area a caldo, ritenendo illegittimo il termine concesso all’azienda per adeguarsi alle prescrizioni ambientali.

Secondo i ricorrenti, la sentenza dei giudici milanesi avrebbe smontato la nuova Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale presentata dal governo come lo strumento capace di risolvere le criticità ambientali del sito industriale. Tuttavia, per i promotori del ricorso, la motivazione del Tribunale risulterebbe contraddittoria nella parte in cui non dispone lo stop immediato delle attività produttive.

Nel provvedimento, infatti, il Tribunale ha stabilito che la sospensione dell’attività scatterà dal 24 agosto, qualora l’azienda non dimostri di aver rispettato entro tempi certi le prescrizioni previste. Una decisione che di fatto concede un periodo di adeguamento, contestato dagli attivisti.

A presentare l’impugnazione davanti alla Corte d’Appello di Milano è stato l’avvocato Maurizio Striano, che insieme al collega Ascanio Amenduni rappresenta gli 11 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini, promotrice dell’azione giudiziaria. Nel ricorso viene contestata la legittimità della proroga concessa all’azienda, pari a 3 anni calcolati dalla scadenza dell’ultima Aia del 24 agosto 2023.

Secondo i legali dei ricorrenti, una simile proroga violerebbe quanto stabilito dalla Corte di Giustizia Europea, che ha indicato come illegittime le estensioni dei termini quando sono in gioco questioni ambientali e sanitarie. Da qui la richiesta di annullare il periodo di tolleranza e di disporre lo stop immediato degli impianti siderurgici.

Nel ricorso viene inoltre sollevata una seconda questione, legata al tema della cosiddetta giustizia climatica. Il Tribunale di Milano ha infatti respinto la richiesta dei ricorrenti di imporre ai gestori del siderurgico una riduzione delle emissioni di anidride carbonica.

Secondo quanto sostenuto dall’avvocato Striano, pur non essendo considerate tossiche, le emissioni di CO2 restano nocive per le conseguenze che producono sul clima e, indirettamente, sulla salute e sulla qualità della vita delle persone. I ricorrenti contestano quindi le motivazioni della sentenza, ritenendo che non abbiano preso adeguatamente in considerazione le argomentazioni contenute in un parere tecnico elaborato dal professor Carducci, indicato come uno dei maggiori esperti della materia.

Sarà ora la Corte d’Appello di Milano a pronunciarsi sul nuovo ricorso, in un contesto giudiziario sempre più complesso che coinvolge il futuro del siderurgico tarantino. La stessa Corte dovrà esaminare anche l’impugnazione presentata dai gestori dell’impianto contro il provvedimento del Tribunale.

La vicenda si inserisce in un quadro già segnato da numerosi fronti legali aperti. Nei giorni scorsi, durante un incontro a Palazzo Chigi, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha chiesto ai commissari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria di fare tutto il possibile per evitare lo spegnimento degli impianti dell’area a caldo.

Parallelamente è pendente anche un ricorso delle associazioni ambientaliste contro l’Aia davanti al Tar di Lecce, con l’udienza di merito fissata per il 19 maggio. A questi procedimenti si aggiunge inoltre il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia sul mancato dissequestro dell’altoforno 1, fermo dopo l’incendio avvenuto nel mese di maggio. Su questo punto sarà chiamata a esprimersi la Suprema Corte.

Nel frattempo, la richiesta dei Genitori Tarantini resta chiara: spegnimento immediato degli altiforni, senza ulteriori proroghe. Una nuova fase dello scontro giudiziario che potrebbe incidere direttamente sul destino produttivo e ambientale dell’acciaieria più grande d’Europa.

Commenti scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Buonasera24

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Termini e condizioni

Termini e condizioni

×
Privacy Policy

Privacy Policy

×
Logo Federazione Italiana Liberi Editori