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L'analisi

Timori sull’economia globale, tra banche, inflazione e scenari politici

Dalle parole del Ceo di JPMorgan ai movimenti nei mercati finanziari e alle tensioni nella governance europea: riflessioni sui possibili rischi per l’economia internazionale

L'ABC degli investimenti, tra azioni, ETF e obbligazioni

Borsa affari - archivio

BARI - Il CEO di JPMorgan, Jamie Dimon esprime timori per l’economia americana perché paragona i comportamenti delle banche americane verso i loro clienti mutuatari a quanto si faceva prima del 2008 che produsse la Grande Crisi. È un po' strano che un banchiere dica che le cose non vanno bene; a sentir loro va sempre tutto a gonfie vele perché sanno che la fiducia è la prima cosa e quindi la regola prima di ogni banchiere è che mai si deve essere pessimisti e se proprio non puoi fare a meno è meglio non parlare affatto specie con i giornalisti. Sorridere sempre!

Forse il motivo sta nel fatto che questo Dimon è di origini greche e quindi è un po' atipico; oppure vuole mettere ulteriore freno alle elargizioni creditizie; oppure trova che i valori delle azioni siano troppo alti per quello che rendono e quindi potrebbero scendere rapidamente; certo è che la gente comune anche qualora non dovesse onorare i propri debiti non ha colpa dei dissesti e della caduta di credibilità che colpisce le banche; non solo, ma basterebbe che avessero un supplemento di tempo per restituire i debiti e non accadrebbe nulla di catastrofico; la verità non la sapremo mai ma va detto che la gran parte dei guai non furono creati dai creditori “cattivi” ma dall’abitudine delle banche di cartolarizzare i crediti rifilando fregature a destra e a manca e quindi facendo crollare la fiducia tra le banche ad un livello mai visto ma più aderente alla realtà della etica dei banchieri.

Quindi perchè parla?
Lui sa perfettamente che la quotazione delle azioni ed obbligazioni è data dalla quantità di moneta in circolazione e se questa è cresciuta in modo eccessivo ai tempi di Draghi è ovvio che i prezzi nel mercato finanziario (e non solo) lievitano: ma non sono i prezzi a salire è il valore della moneta a scendere. E lui non può non sapere che questo fenomeno non si fermerà fino a quando non saliranno anche i prezzi dei beni reali cioè quelli della spesa settimanale e quelli degli immobili e delle imprese dell’economia reale. Naturalmente questo è il male peggiore possibile per i finanzieri. La sola minaccia di inflazione nell’economia reale (che non può non accadere prima o poi) produce aumento dei tassi di interesse e può portare in poco tempo al tracollo finale dell’economia finanziaria. E lui lo sa. Una bella guerra mondiale può essere la soluzione migliore per i finanzieri?

Chi può difenderci da uno scenario così catastrofico? Nessuno, né vi sono terapie speciali. Può essere la fine della economia virtuale; e Draghi con il suo QE e altre terapie inusuali (precisamente: whatever it takes) ne è la causa vera e propria.

Peraltro il 7 marzo si è diffusa la notizia di una discesa del 10% del titolo Blackrock. Che succede?

Mentre il banchiere americano si preoccupa giustamente dell’apocalisse possibile (non diciamo “probabile”, anche se lo è) in Europa si vocifera della possibile dimissione prematura della Presidente della BCE perché si vorrebbe un Presidente nuovo di zecca prima delle elezioni francesi che potrebbero portare alla vittoria la odiata destra. Quasi fossimo a Roma a contenderci le poltrone dei vari centri di potere di sottogoverno assistiamo a questa indecorosa manovra di Palazzo intesa a fregare l’elettorato e le sue indicazioni ancor prima che si esprima.

Ma al di la dell’evidente disprezzo per la popolazione espresso da questi capi senza seguito, questi fatti evidenziano che la politica della BCE non è dettata dalla presidente che, come si vede, si può immaginare di rimuovere se serve, ma da altri che non si rimuovono mai.

Noi diciamo che l’elettorato di oggi potrebbe protestare, anche con veemenza ma più che votare non può; usualmente si astiene esprimendo così profondo disprezzo verso i politicanti; la destra -e non solo quella francese- non sa bene cosa fare per ribaltare la situazione perché anch’essa è vittima degli stessi insegnamenti che troviamo nei discorsi che si tengono nei piani alti delle multinazionali. Quindi alla fine chi vinca e vinca in queste partite i ricchi rimarranno tali mentre gli altri continueranno ad alzarsi presto … Ma l’elettorato di domani, i figli di quelli che oggi subiscono queste ingiustizie ed insulti, potrebbe andare a ingrossare le fila di quei facinorosi che oggi distruggono le città di ogni parte d’Europa. L’odio infatti, se è ereditato, è terribile.

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