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Taranto
29 Gennaio 2026 - 06:45
TARANTO - Cittadini e associazioni annunciano una nuova giornata di mobilitazione contro l’ex Ilva, con un sit-in in programma venerdì 30 gennaio, a partire dalle ore 9, in piazza Castello, davanti al Municipio. L’iniziativa, dal titolo “Giù le mani da Taranto”, è promossa da Genitori Tarantini, Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti, LMO – Lavoratori metalmeccanici organizzati e Terra Jonica.
La protesta, spiegano i promotori, nasce dalla volontà di rivendicare il diritto della comunità tarantina a decidere sul proprio presente e sul futuro delle prossime generazioni, in un contesto segnato da una crisi ambientale, sanitaria e occupazionale che, secondo le associazioni, continua a essere sottovalutata. Le ragioni dell’iniziativa sono state illustrate nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Cinzia Zaninelli e Massimo Castellana per Genitori Tarantini, Raffaele Cataldi per il Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e Stefano Sibilla per LMO.
Nel mirino delle associazioni c’è la gestione istituzionale della vicenda ex Ilva. I promotori contestano la distanza tra le dichiarazioni ufficiali su risanamento e decarbonizzazione e la realtà dei fatti, ritenendo che le scelte adottate continuino a penalizzare la salute delle persone e l’ambiente. Da qui la decisione di tornare in piazza per riaffermare diritti che, viene sottolineato, non sono più negoziabili.
Nel corso dell’incontro è stato richiamato anche il ricorso presentato contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dall’attuale Governo per la continuità produttiva del siderurgico. Le associazioni hanno reso noto che il Tar della Puglia - sezione di Lecce, con decisione comunicata il 27 gennaio, ha scelto di non respingere immediatamente la richiesta di sospensione del provvedimento, optando invece per una procedura accelerata prevista dall’articolo 55, comma 10, del Codice del processo amministrativo, che consente una rapida definizione del giudizio nel merito.
Secondo i ricorrenti, questa scelta indica che il Tribunale ha riconosciuto la complessità e l’urgenza della questione tarantina, aprendo la strada a una decisione definitiva in tempi brevi. Il ricorso, spiegano le associazioni, solleva numerosi profili di illegittimità legati, tra l’altro, alla tutela dei diritti fondamentali, alle emissioni nocive, alla mancata partecipazione effettiva della cittadinanza e all’impossibilità di una reale decarbonizzazione.
Nel documento viene inoltre evidenziato che Comuni di Taranto e Statte, Provincia di Taranto e Regione Puglia non si sono costituiti nel giudizio, una scelta che gli attivisti giudicano significativa e che rafforza, a loro avviso, la necessità di una mobilitazione dal basso. Di contro, si sono costituiti diversi ministeri dello Stato e la proprietà dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d'Italia, mentre il Codacons ha aderito alle ragioni dei ricorrenti.
Accanto alla protesta del mattino, le associazioni hanno convocato un’assemblea pubblica alle ore 16, sempre davanti a Palazzo di Città, per consentire la partecipazione anche di chi lavora o studia. L’obiettivo è redigere un documento condiviso da consegnare al sindaco di Taranto, chiedendo all’amministrazione comunale un confronto diretto e una presa di posizione chiara.
La richiesta finale resta invariata: una soluzione strutturale per la città, che passi dalla chiusura dello stabilimento in tempi brevi, dalla bonifica dell’area e dal reimpiego della manodopera diretta e indiretta, avviando al contempo la costruzione di alternative economiche sostenibili per l’intero territorio ionico.
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