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Taranto

Aia ex Ilva, ambientalisti fiduciosi: il Tar accelera verso il giudizio di merito

Le associazioni che hanno impugnato l’autorizzazione ambientale davanti al Tar di Lecce leggono nella decisione del tribunale un riconoscimento della solidità del ricorso. Contestate sei macro-illegittimità, mentre quasi tutte le amministrazioni statali si costituiscono contro

Il Tar di Lecce

Il Tar di Lecce

TARANTO – Le associazioni ambientaliste che hanno presentato ricorso contro l’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’ex Ilva accolgono con fiducia la decisione assunta dal Tar di Lecce, comunicata il 27 gennaio, di non pronunciarsi immediatamente sulla richiesta di sospensione del provvedimento, scegliendo invece di avviare un percorso accelerato verso il giudizio di merito.

Secondo quanto spiegato dalle associazioni ricorrenti, il tribunale amministrativo ha ritenuto di applicare uno specifico strumento previsto dal Codice del processo amministrativo, l’articolo 55 comma 10, che consente di definire in tempi rapidi le controversie caratterizzate da particolare urgenza e complessità. Una scelta che, a giudizio dei promotori del ricorso, dimostrerebbe come i giudici abbiano colto la consistenza giuridica delle argomentazioni sviluppate dagli avvocati Ascanio Amenduni, Michele Macrì, Maurizio Rizzo Striano e dal professor Michele Carducci.

Il Tar, fissando direttamente la discussione di merito, avrebbe ritenuto le esigenze dei ricorrenti meritevoli di tutela e compatibili con una decisione definitiva in tempi brevi, evitando una pronuncia cautelare interlocutoria. Una prospettiva che, secondo le associazioni, consentirà di affrontare complessivamente tutte le contestazioni di illegittimità sollevate contro l’Aia.

Nel ricorso, spiegano gli ambientalisti, le censure sono numerose e articolate, ma riconducibili a 6 grandi aree tematiche. La prima riguarda il mancato rispetto dei presupposti necessari per assumere decisioni sulla decarbonizzazione, in coerenza con la giurisprudenza europea e con l’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Un secondo profilo critico attiene alla rappresentazione della situazione di Taranto, definita dalle Nazioni Unite una zona di sacrificio, senza un’adeguata analisi dei rischi e dei benefici basata sul principio di prevenzione rispetto alle emissioni tossiche e nocive.

Le associazioni denunciano inoltre una violazione dei criteri indicati dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea proprio in relazione all’ex Ilva, con riferimento alle norme di qualità ambientale e alle emissioni scientificamente riconosciute come dannose. Un ulteriore punto riguarda l’elusione delle Migliori tecniche disponibili, le cosiddette BAT, che dovrebbero costituire il riferimento obbligato per impianti industriali di questo tipo.

Nel ricorso viene poi evidenziata la mancata partecipazione effettiva della popolazione tarantina ai procedimenti decisionali, in violazione della normativa europea sulle emissioni inquinanti, della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e della Convenzione di Aarhus. Tutti elementi che, secondo i ricorrenti, renderebbero di fatto impraticabile qualsiasi percorso reale di decarbonizzazione, sia nel presente sia in prospettiva futura.

Le associazioni prendono atto anche delle costituzioni in giudizio. Contro il ricorso si sono schierate quasi tutte le amministrazioni statali coinvolte, tra cui il Ministero dell’Ambiente, il Ministero del Made in Italy, il Ministero dell’Interno e l’Istituto Superiore di Sanità. Al contrario, non hanno assunto posizione nel procedimento i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia, un silenzio che gli ambientalisti registrano senza commenti, ma che considerano significativo.

A sostegno di Acciaierie d’Italia si è costituita anche la proprietà dell’ex Ilva. Sul fronte opposto, le associazioni sottolineano come solo il Codacons abbia scelto di intervenire nel giudizio condividendo integralmente le ragioni del ricorso.

Nonostante il quadro complesso, i promotori dell’azione giudiziaria ribadiscono la propria fiducia nell’esito del procedimento. Al centro della loro iniziativa, spiegano, non vi sarebbe una battaglia ideologica, ma la richiesta di un riconoscimento pieno della realtà ambientale e sanitaria di Taranto, che a loro giudizio viene spesso elusa dal dibattito politico attraverso formule lessicali come la decarbonizzazione e continui rinvii normativi, come dimostrerebbero i ripetuti interventi legislativi di salvaguardia dell’ex Ilva.

Per le associazioni, proprio quei rinvii e quelle ambiguità avrebbero contribuito negli anni a comprimere le aspettative di risanamento e a incidere in modo diretto sulle condizioni di vita della popolazione, rendendo oggi ancora più centrale una decisione di merito chiara e definitiva da parte della giustizia amministrativa.

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