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Bari

Stop al lavoro precario negli enti della Regione, la scure sui contratti interinali

La Presidenza avvia un’istruttoria sui procedimenti assunzionali e chiede dati dettagliati. Nuova autorizzazione necessaria anche per le procedure già avviate

La sede della Presidenza della Regione Puglia a Bari

La sede della Presidenza della Regione Puglia a Bari

BARI - La Regione Puglia ha avviato un approfondimento istruttorio sui procedimenti di assunzione effettuati tramite contratti di somministrazione di lavoro. L’iniziativa è stata formalizzata con una direttiva trasmessa alle Agenzie regionali e agli enti strumentali, con l’obiettivo di verificare modalità, presupposti e legittimità del ricorso a forme di lavoro flessibile.

Nel documento, la Presidenza regionale richiama il carattere eccezionale della somministrazione di lavoro nella pubblica amministrazione, sottolineando come tale strumento rappresenti una deroga ai principi di stabilità del rapporto lavorativo e possa generare situazioni di precarietà prolungata, incidendo negativamente sulla continuità organizzativa e sulla crescita professionale dei lavoratori.

Per questo motivo, le strutture interessate sono chiamate a fornire informazioni puntuali a giustificazione degli incarichi conferiti ai sensi degli articoli 30 e seguenti del decreto legislativo 81/2015. In particolare, la Regione richiede di conoscere il numero dei contratti di somministrazione attualmente in essere, le modalità con cui sono stati affidati, l’oggetto del servizio e le attività o i progetti a cui risultano collegati.

Viene inoltre chiesto di indicare, per ciascun contratto, il numero delle unità impiegate, distinguendo i profili professionali e la durata dei rapporti di lavoro. Un ulteriore passaggio riguarda gli esiti dei controlli sulle dichiarazioni rese dai lavoratori ai sensi del DPR 445/2000, in relazione a carichi pendenti e casellario giudiziale. Qualora tali verifiche non siano state ancora completate, dovranno essere comunicati i tempi previsti per la loro effettuazione.

La direttiva stabilisce infine che tutti i procedimenti assunzionali, anche quelli già approvati ma non ancora conclusi, dovranno essere nuovamente sottoposti ad autorizzazione da parte delle strutture regionali competenti, prima di poter giungere a compimento.

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