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Autismo, il Tribunale impone le terapie: la Asl Bat deve attivare il percorso riabilitativo

Ordinanza d’urgenza del giudice del Lavoro: il diritto alla cura prevale su carenze organizzative e ritardi

Il Tribunale di Trani

Il Tribunale di Trani

TRANI - Con un’ordinanza d’urgenza, il giudice del Lavoro del Tribunale di Trani, Angela Arbore, ha accolto il ricorso presentato dai genitori di un bambino affetto da disturbo dello spettro autistico, imponendo alla ASL BAT di attivare senza ulteriori rinvii il percorso riabilitativo, direttamente o attraverso strutture convenzionate.

Nel provvedimento il giudice sottolinea come il fattore tempo rappresenti un elemento strutturale della cura, in particolare in età evolutiva, evidenziando che i ritardi nell’avvio delle terapie possono determinare un pregiudizio grave e non pienamente riparabile in un momento successivo.

A rendere nota la decisione è l’Autismo Abruzzo APS, per voce del presidente Dario Verzulli, che evidenzia il valore della pronuncia. Secondo l’associazione, il provvedimento si inserisce in una giurisprudenza sempre più orientata a garantire l’effettività del diritto alla salute, superando prassi che si limitano a una presa in carico formale senza l’erogazione concreta delle terapie.

Nel ricorso, i genitori del minore sono stati assistiti dagli avvocati Francesca Zitoli e Salvatore Romanelli, con il supporto dell’avvocato Gianni Legnini, da anni impegnato nella tutela di diritti sanitari riconosciuti ma non applicati. L’ordinanza di Trani, viene spiegato, riprende motivazioni già affermate in numerose sentenze emesse dai tribunali abruzzesi, rafforzando un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato anche in altre regioni come Molise, Campania e Lombardia.

Nel corso del giudizio, la Asl Bat aveva richiamato difficoltà organizzative e carenze di personale. L’ordinanza chiarisce però che tali circostanze non possono essere opposte all’assistito quando è in gioco il diritto costituzionale alla salute. Il giudice ha riconosciuto la sussistenza sia del fumus boni iuris sia del periculum in mora, ribadendo un principio centrale: non è sufficiente una presa in carico formale se non segue l’effettiva erogazione delle terapie prescritte.

Secondo Verzulli, la decisione assume rilievo anche per un ulteriore aspetto. Pur riconoscendo alla Regione una funzione di indirizzo, il Tribunale ha chiarito che l’erogazione dei servizi sanitari avviene attraverso la rete territoriale e le Asl, riconoscendo quindi la legittimazione passiva della Asl Bat nel giudizio. La pronuncia di Trani si aggiunge così a precedenti analoghi e rafforza un principio essenziale: i contributi economici e i sostegni sociali sono strumenti importanti, ma non possono sostituire il percorso riabilitativo previsto dal servizio sanitario pubblico.

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