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Taranto

Tragedia all’ex Ilva, l’Aigi: basta morti sul lavoro, serve una svolta immediata

L’associazione dell’indotto esprime cordoglio per la vittima e richiama istituzioni e imprese a una responsabilità condivisa sulla sicurezza

Ex Ilva

Ex Ilva

TARANTO - Ancora una morte sul lavoro nello stabilimento siderurgico di Taranto riaccende l’allarme sulla sicurezza nei luoghi produttivi. A intervenire è Aigi, l’associazione che rappresenta le imprese dell’indotto ex Ilva, che in un comunicato definisce quanto accaduto inaccettabile e ingiustificabile.

L’Aigi ricorda come a perdere la vita sia stato un giovane lavoratore, strappato ai suoi affetti mentre svolgeva le proprie mansioni. Una tragedia che, secondo l’associazione, non può essere considerata una fatalità e che impone una riflessione profonda sull’attuale modello di tutela della sicurezza. Le cosiddette morti bianche, sottolinea l’Aigi, hanno raggiunto nel 2025 la cifra di 1090 vittime a livello nazionale, un dato definito esorbitante e incompatibile con l’idea di un Paese moderno e civile.

Per l’associazione delle imprese dell’indotto è necessario invertire questo trend nel più breve tempo possibile, senza ulteriori rinvii. Il principio da affermare con chiarezza è uno solo: si deve vivere di lavoro, non morire di lavoro. Un messaggio che, secondo l’Aigi, deve arrivare a tutti, dal legislatore ai vertici aziendali, fino a chiunque sia coinvolto in un processo produttivo, indipendentemente dal settore.

Nel comunicato viene espresso il più sentito cordoglio ai familiari del giovane operaio, ai quali l’associazione manifesta vicinanza e solidarietà. Allo stesso tempo, l’Aigi ribadisce l’impegno a continuare a vigilare, per quanto di propria competenza, affinché i luoghi di lavoro diventino spazi sempre più sicuri, ambienti in cui costruire un futuro e dare una prospettiva alla propria vita, e non scenari di tragedie come quella che ha colpito Taranto.

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