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Taranto
14 Gennaio 2026 - 10:31
Angelo Bonelli alla Camera
TARANTO - Cordoglio per la morte dell’operaio Claudio Salamida, ma anche una denuncia netta delle responsabilità politiche che, secondo Angelo Bonelli, stanno dietro all’ennesima tragedia sul lavoro all’ex Ilva. In una nota, il parlamentare di AVS e co-portavoce di Europa Verde sottolinea come l’episodio si inserisca in un contesto che definisce un disastro annunciato.
Bonelli ricorda che la morte di un lavoratore in impianti sotto sequestro giudiziario dal 2012, oggi gestiti da commissari nominati dal governo, rappresenta un fatto inaccettabile. A suo giudizio, il bilancio di 9 operai deceduti all’interno dello stabilimento dopo il sequestro dimostra che il problema non può essere ricondotto solo a singole responsabilità. Le indagini, afferma, accerteranno eventuali colpe individuali legate a controlli e manutenzioni, ma la responsabilità politica resta evidente.
Secondo Bonelli, impianti ritenuti insicuri continuano a operare grazie ai decreti salva-Ilva e a un’autorizzazione rilasciata dal Ministero dell’Ambiente nello scorso luglio, nonostante i pareri contrari degli enti locali. Una decisione che, a suo avviso, ignora la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la presa di posizione dell’ONU che ha definito Taranto “terra di sacrificio”, i dati INAIL sull’eccesso di tumori tra i lavoratori della provincia e le evidenze scientifiche dello Studio SENTIERI.
A rendere il quadro ancora più allarmante, Bonelli richiama quanto accaduto nelle ultime ore, con una nuova fuga di gas registrata in 2 distinti momenti, tra la tarda serata e la notte, nell’area dell’Altoforno 2 dello stabilimento Acciaierie d’Italia. Un episodio che non avrebbe provocato conseguenze immediate per il personale, ma che, secondo il parlamentare, conferma la pericolosità di impianti fatiscenti, oggi in manutenzione ma destinati a tornare in funzione, esponendo lavoratori e cittadini a rischi continui.
Per Bonelli, la sequenza di incidenti sul lavoro e allarmi ambientali certifica il fallimento totale della strategia del governo Meloni, accusato di aver accettato un’offerta simbolica di 1 euro per tentare di cedere gli impianti, proseguendo su una linea che mantiene Taranto legata al carbone e alla monocultura dell’acciaio, senza reali alternative industriali e occupazionali.
La conclusione è un appello a un cambio di rotta immediato. Secondo il parlamentare, impianti sotto sequestro non possono garantire la sicurezza dei lavoratori. L’area industriale, afferma, dovrebbe essere restituita alla città dopo una vera bonifica, per favorire l’insediamento di attività produttive pulite, capaci di coniugare lavoro, tutela della salute e prospettive future per Taranto.
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