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Taranto
12 Gennaio 2026 - 06:57
Il Palazzo di Città di Taranto
TARANTO - Le crisi che coinvolgono Vestas Italia e i call center per Enel riportano Taranto al centro di due vertenze occupazionali definite gravi e altamente simboliche. A lanciare l’allarme è Nicola Catania, consigliere comunale e presidente della commissione Attività Produttive, che sottolinea come, dietro nomi e settori diversi, emerga un’unica costante: l’incertezza sul futuro di centinaia di lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie.
Secondo Catania, il caso Vestas Italia mette in luce tutte le contraddizioni di un modello industriale che richiama la transizione ecologica ma continua a generare conflitti sociali, tensioni sindacali e precarietà occupazionale. Una situazione giudicata inaccettabile per una città che, negli anni, ha già pagato un prezzo altissimo in termini di salute, lavoro e dignità.
Ancora più preoccupante, viene spiegato, è il quadro che riguarda Enel, dove il rischio coinvolge centinaia di posti di lavoro nell’indotto dei call center. In questo caso, la vertenza viene indicata come una questione di carattere nazionale, legata a un sistema di appalti e delocalizzazioni che finisce per scaricare i propri effetti su territori fragili come Taranto, trasformandoli in aree di sacrificio sul piano occupazionale.
Per il presidente della commissione consiliare non si tratta di semplici crisi aziendali, ma di scelte politiche e industriali che richiedono risposte altrettanto politiche. Da qui la richiesta di aprire senza ulteriori rinvii un tavolo istituzionale permanente che coinvolga Governo, Regione Puglia, aziende e organizzazioni sindacali.
In questo contesto, Catania giudica positivamente l’iniziativa del sindaco Piero Bitetti, che ha chiesto a Vestas Italia un incontro urgente per discutere e individuare soluzioni alternative al trasferimento a Melfi dell’unità locale di service, del magazzino e del centro di formazione. Un passaggio che viene letto come un segnale politico chiaro dell’Amministrazione comunale, schierata apertamente al fianco dei lavoratori, dei sindacati e delle famiglie coinvolte.
Ora, secondo il consigliere, diventa indispensabile una presa di posizione unitaria della città, al di là delle appartenenze politiche, per chiedere alle grandi aziende partecipate e multinazionali presenti sul territorio un’assunzione di responsabilità. Il lavoro, viene ribadito, non può essere terreno di scontro ideologico, ma resta un diritto costituzionale.
Taranto, conclude Catania, non può continuare a essere il luogo in cui si sperimentano tagli, arretramenti e riduzioni delle tutele. Chi sceglie di investire sul territorio deve farlo nel rispetto del lavoro, delle persone e dell’ambiente. Perché senza lavoro non esiste futuro e senza giustizia sociale non può esserci alcuna transizione reale.
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