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Taranto

Referendum sulla riforma della Giustizia, Borraccino spiega le ragioni del no

Il consigliere regionale del Partito democratico critica il progetto Nordio e avverte sui rischi per autonomia, indipendenza e responsabilità della magistratura

Cosimo Borraccino

Cosimo Borraccino

TARANTO - La riforma della Giustizia promossa dal ministro Nordio rappresenta, secondo Cosimo Borraccino, un passaggio che potrebbe incidere in modo profondo sugli equilibri costituzionali del sistema giudiziario italiano. In una nota diffusa oggi, il consigliere regionale del Partito Democratico chiarisce le motivazioni del proprio no al referendum che sarà chiamato a sancire l’approvazione della riforma, trattandosi di una modifica della Costituzione sottoposta al voto popolare.

Borraccino sottolinea come il dibattito non possa essere ridotto alla sola separazione delle carriere dei magistrati, perché le innovazioni previste incidono su assetti ben più ampi e delicati. Uno dei nodi principali riguarda il nuovo Consiglio Superiore della Magistratura, organo chiamato a garantire l’autonomia dei giudici dalla politica. Con la riforma, evidenzia il consigliere, i magistrati verrebbero selezionati tramite sorteggio casuale e non più eletti dai colleghi, mentre i membri laici sarebbero sorteggiati da un elenco ristretto predisposto dalla maggioranza parlamentare. Una procedura che, a suo avviso, rischia di creare un organismo omogeneo e condizionato dalle logiche politiche del momento, senza un reale meccanismo di responsabilità per chi viene chiamato a farne parte.

Criticità vengono sollevate anche sull’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare, destinata a sostituire il CSM nella gestione dei procedimenti disciplinari. Secondo Borraccino, affidare tali funzioni esclusivamente ai magistrati della Corte di Cassazione determinerebbe una distinzione tra giudici di serie A e di serie B, escludendo l’esperienza quotidiana di chi opera nei tribunali di tutta Italia e concentrando le decisioni in un ambito ristretto e centralizzato.

Il consigliere regionale segnala inoltre il timore che, in futuro, una legge ordinaria possa dare vita a collegi disciplinari a forte impronta politica, con una presenza ridotta di magistrati. In questo scenario, il potere disciplinare potrebbe trasformarsi in uno strumento di pressione o intimidazione nei confronti dei giudici.

Ulteriori perplessità riguardano il sistema delle impugnazioni. Attualmente i magistrati possono ricorrere alla Corte di Cassazione, mentre con la riforma l’appello sarebbe affidato alla stessa Alta Corte Disciplinare. Una scelta che, secondo Borraccino, eliminerebbe il ruolo di un organo terzo e superiore, favorendo la nascita di un sistema chiuso e autoreferenziale.

Nel complesso, la riforma rischierebbe di indebolire la posizione dei giudici, collocandoli in una struttura disciplinare sovrastante potenzialmente influenzabile dalla politica e limitandone la libertà decisionale. Per queste ragioni, conclude Borraccino, l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, considerate pilastri fondamentali della democrazia, impongono una scelta netta: il voto contrario al referendum.

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