TRANI - Non un gesto isolato, né il frutto esclusivo della responsabilità di un singolo aggressore. L’episodio avvenuto a Trani, dove un 33enne con disabilità è stato picchiato e umiliato da un 16enne incappucciato, mentre la scena veniva ripresa e successivamente diffusa sui social, viene letto come il sintomo di un problema più profondo. A sottolinearlo è Giuseppe Vinci, presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia, intervenuto pubblicamente dopo l’accaduto.
Secondo Vinci, fermarsi al singolo atto di violenza significa perdere di vista la questione centrale, che riguarda il funzionamento del contesto sociale, culturale e politico in cui si formano modelli di sopraffazione e dominio. L’aggressione viene definita di estrema gravità, non solo per la violenza fisica e simbolica esercitata, ma perché coinvolge l’intera comunità, chiamando in causa in modo diretto soprattutto il mondo adulto.
Dal punto di vista psicologico, comportamenti di questo tipo rimandano a una profonda difficoltà nella gestione delle emozioni, dell’impulsività e della frustrazione, ma anche all’assimilazione di modelli culturali che legittimano l’umiliazione dell’altro come strumento di affermazione personale e identitaria. Un quadro che, secondo il presidente degli psicologi pugliesi, trova un ulteriore elemento di criticità nella diffusione delle immagini dell’aggressione online.
La circolazione del video sui social, spiega Vinci, segnala una preoccupante normalizzazione della violenza, che diventa visibile, condivisibile e talvolta persino approvata. È proprio questa cornice culturale, aggiunge, a rendere l’episodio tutt’altro che isolato, in un contesto in cui la fragilità si trasforma in bersaglio e l’aggressività viene percepita come un linguaggio accettabile.
Da qui l’appello a investire con urgenza in prevenzione, educazione emotiva e affettiva, rafforzando il ruolo delle famiglie, della scuola e delle comunità educanti, con un’attenzione specifica anche agli spazi digitali. L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Puglia ha espresso piena solidarietà alla vittima e alla sua famiglia, confermando la disponibilità a collaborare con istituzioni, enti locali e mondo scolastico per promuovere azioni di supporto, sensibilizzazione e contrasto alla cultura della violenza.
L’invito finale è a non limitarsi all’indignazione del momento. Episodi come questo impongono una riflessione sul modello di società di cui si è parte, e sui messaggi, espliciti e impliciti, che vengono trasmessi alle nuove generazioni. Un richiamo alla responsabilità collettiva che va oltre il singolo fatto di cronaca.
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