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Taranto

Ex Ilva, “Fallimento totale del Governo Meloni, bruciati oltre 2 miliardi di euro”

Il vicepresidente del Movimento 5 Stelle sen. Mario Turco accusa l’esecutivo di aver abbandonato la città e i suoi lavoratori. “Annunci, promesse e soldi pubblici sprecati: oggi resta solo la resa industriale”

Il Siderurgico di Taranto

Il Siderurgico di Taranto

TARANTO – Duro attacco del senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e coordinatore del comitato Economia, Imprese e Lavoro, che torna a puntare il dito contro il Governo sul dossier ex Ilva – Acciaierie d’Italia. In un comunicato diffuso nelle ultime ore, l’esponente pentastellato parla di “fallimento su tutta la linea” e accusa l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni di aver dissipato oltre 2 miliardi di euro di risorse pubbliche senza alcun risultato concreto.

Secondo Turco, la crisi del polo siderurgico tarantino rappresenta “la prova del disastro industriale e politico di chi aveva promesso la rinascita del settore e invece ha decretato la resa”. Il senatore ricorda che due bandi di gara per la cessione dell’azienda sono andati deserti, che l’impianto è stato valutato un solo euro e che oggi si annuncia lo spegnimento dell’ultimo altoforno di Taranto, simbolo di un sistema ormai al collasso.

È una sconfitta totale – denuncia Turco – per chi ha autorizzato la continuità produttiva a carbone per altri 12 anni con l’AIA. Il risultato è un territorio devastato e migliaia di lavoratori senza prospettive, insieme alle imprese dell’indotto che vivono nell’incertezza più assoluta”.

Il parlamentare pugliese riserva poi un passaggio diretto al ministro delle Imprese Adolfo Urso, presente in Puglia per un incontro istituzionale: “Ha avuto la faccia tosta di dire che l’Aia di Taranto è la più avanzata d’Europa – afferma Turco – quando è evidente a tutti che il Governo ha perso il controllo della situazione”.

Il Movimento 5 Stelle, conclude il vicepresidente, chiede chiarezza sull’utilizzo dei fondi pubblici e risposte immediate sul futuro dei lavoratori e delle aziende dell’indotto, rivendicando la necessità di una strategia industriale capace di coniugare produzione, ambiente e occupazione reale.

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