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GHOST STORY
01 Maggio 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Fuori, la luce del giorno illumina le sagome delle case; il sole non è scomparso del tutto e il cielo sarà chiaro ancora per qualche minuto. Fabio può fermarsi per qualche istante e guardare fuori dalla finestra, con la sola compagnia dei ricordi e di Briciola, il siamese che tiene stretto a sé. Ogni sera ha un appuntamento fisso, al calare del sole.
Dall'interno della sua casa, appoggiato al parapetto della finestra, Fabio scruta tra le foglie degli alberi per cercare di guardare al di là del cancello del cimitero. Vicino all'ingresso c’è il sepolcro a forma di gazebo, costruito con del marmo bianco, che ha fatto erigere otto anni fa per tumulare le spoglie di sua moglie Ada, colei che gli ha insegnato ad amare. Lì sotto c’è il suo mondo oramai, il suo tutto. Prega, anche se il suo cuore è stato offeso da un destino ingiusto e crudele, e il suo grande dolore non può essere placato in nessun modo.
Dentro la loro casa si respirava amore e complicità. Quando arrivò la notizia della gravidanza di Ada, che evidenziò la presenza di due feti, la felicità fu incontenibile. L'idillio finì ben presto: in una tragica notte d'estate, Ada morì dando alla luce i suoi figli. Non era più vita la sua da quando aveva perduto la moglie; quel dispiacere lo rese quasi un folle. Da stimato professionista che era, Fabio si ritrovò in poco tempo senza quasi più incarichi, nonostante fosse un geometra del Comune di Perugia. Si trasferì dal centro città in periferia, comprò un terreno vicino al cimitero e ci fece costruire una casa da dove poter guardare il posto che custodiva Ada.
Fabio non si abituò mai a convivere con il suo dolore. Lo stato di prostrazione lo portò inevitabilmente ad ammalarsi di depressione; aveva paura di interagire con il mondo esterno. Questa sofferenza non gli permise di mantenere la promessa fatta a sua moglie in punto di morte: quella di prendersi degnamente cura dei figli, Alessio e Alex.
Fabio con i gemelli non parlava mai di Ada. Ai poveri bimbi, che avevano sette anni, raccontava che la mamma era dovuta partire per un posto lontano. Una sera, i piccoli chiesero notizie della madre; volevano incontrarla. Fabio li portò alla finestra, prese un binocolo e chiese loro di guardare la stella più luminosa: «Quella è la vostra mamma». I gemelli salutarono la stella, poi in silenzio si chiusero in camera. L'atteggiamento dei bimbi avrebbe dovuto far capire a Fabio il loro disagio, ma l'uomo era inerte.
I gemelli erano nati da sacche diverse: Alex sembrava la fotocopia della madre, esile e pallido; Alessio aveva i colori del padre ma i tratti della donna. Nel quartiere li chiamavano gli "Zombie", perché erano magri e vivevano accanto al cimitero. Per questa loro fragilità venivano presi di mira dai bulli.
Un freddo pomeriggio di dicembre, mentre le persone compravano i regali di Natale, i gemelli uscirono con lo skateboard. Giorgio e Dario, chiamati "I bulli del ponte", li raggiunsero in pochi minuti. Quella sera i bulli decisero di spaventarli a morte: li costrinsero con la forza ad entrare nel cimitero per far trascorrere loro una notte di terrore chiusi dentro. I gemelli gridavano, ricordando che il papà diceva loro che lì i morti uscivano dalle bare, ma i bulli ridevano sguaiatamente. Chiusero il cancello con una catena e si allontanarono.
Il buio arrivò presto e con esso la paura. I gemelli si persero tra le gallerie funerarie. Quando un tuono squarciò il cielo, decisero di ripararsi sotto un gazebo bianco. Lì c'era una statua di marmo di una fanciulla con una lampada votiva. La fiammella si spense col vento e i bambini iniziarono a piangere disperati. Fu allora che successe una cosa insolita: la fiammella si ravvivò e la luce prese la forma di un ectoplasma di donna. Era bellissima, vestita di luce.
I gemelli indietreggiarono, ma una voce soave li chiamò per nome. La creatura tese loro le mani: era Ada, la loro mamma. Per tutta la notte Ada parlò con i suoi bambini. Raccontò loro che non li aveva mai abbandonati, che li accarezzava col vento e li baciava con i raggi del sole. I bambini le confidarono le violenze dei bulli e le chiesero dei superpoteri per vendicarsi. La mamma li consolò, spiegando che agli spiriti non è consentito intervenire e che per combattere la cattiveria servono amore e onestà.
L'alba di un nuovo giorno rischiarò le lapidi. Era l'ora dei saluti. I gemelli iniziarono a piangere, chiedendo di stare con lei per sempre. Ada cercò di dissuaderli, pensando al dolore del papà, ma i gemelli insistettero. Il sole sorse illuminando il gazebo come un cenno di assenso dal cielo. Ada chiuse gli occhi, prese per mano i figli e cantò loro una dolce ninna nanna. Un fascio di luce li circondò e i due gemelli si addormentarono per sempre, lontani da quel mondo cattivo. Al sicuro. Insieme.
I bulli tornarono al cimitero di primo mattino. Una folata di vento fece aprire il cancello, come se una mano invisibile li invitasse ad entrare. Improvvisamente una fitta nebbia avvolse tutto e i bulli sentirono le voci dei gemelli che li chiamavano per nome. Li videro in fondo al viale: Alex, con voce ferma, disse loro di aprire il cuore all'amore, o il futuro sarebbe stato tragico. I bulli urlarono minacciosi, non capendo che i bambini non erano più parte di quel mondo.
Alessio indicò un punto. La nebbia si diradò, lasciando intravedere due lapidi abbandonate, senza un fiore. I bulli sgranarono gli occhi terrorizzati quando videro che sopra le croci c'era scritto: Qui riposano Giorgio e Dario Poli. Nel piccolo cimitero calò il silenzio.

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Testata: Buonasera
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