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INTROSPETTIVO

Il costruttore di spazi vuoti

di Teodoro De Cesare

Bovindo

Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.


Il costruttore di spazi vuoti

di Teodoro De Cesare

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Senza arnesi e privo di qualsiasi cognizione, se ne sta in disparte. Guarda in lontananza verso un punto che non sa, la vita stessa gli sembra lontana e per questo non ha preoccupazioni. A volte fuma appoggiato a un muro, si sbarba di fronte allo specchio, lasciando scorrere un filo di acqua calda che compone un’armonia morbida e ovattata. Si veste nella penombra, come se sapesse ogni volta cosa indossare, abiti degli stessi colori, tenui e leggeri. Cammina per le strade affollate, si ferma davanti alle vetrine dei negozi di lusso per vedere se stesso riflesso.
Gli piacciono gli incontri strani, con sconosciuti o con gente senza pregiudizi, come quello con uomo vestito di bianco che lo guarda negli occhi quasi immobilizzato. Tutto è fermo, tranne le foglie autunnali che si rincorrono sui marciapiedi. I due comunicano sbattendo le palpebre alternativamente fino a quando tutto si riaccende come se ci fosse qualcuno, in una stanza di gomma, a spingere i tasti di ogni esistenza.
Questo è un mondo da prendere in considerazione: uno spazio sempre da riempire, in cui i poeti fanno rime seduti sotto un albero, all’ombra e alla ricerca di fresco e una giovane donna allatta il suo piccolo seduta su un prato che continuamente fiorisce.
Se ne va a bere e a guardare i giocatori di carte, controllando che il tempo non passi e sottolineando con una matita parole belle negli articoli di giornale che poi lascia lì per l’avventore successivo. La luce radente lascia intravedere l’impronta di una scarpa sul pavimento, oltre la soglia le automobili pattinano sul fango lasciato dalla pioggia nel momento in cui le persone si affrettano, accelerano il loro passo con il volto concentrato ma senza la capacità (forse perduta) di farsi domande.
Ecco, se ne va, alla ricerca di qualcuno a cui chiedere come fanno le cose a stare insieme, quale filo sottile sul punto di spezzarsi le tenga legate. Come fanno, proprio in quel punto, a stare vicini l’albero e la panchina, l’automobile e il lampione. E nello stesso istante un piccolo chiodo, fermo nel muro da anni, inizia a cadere lentamente e inevitabilmente finché non crolla tutto o almeno tutto quello che dipendeva da esso.
E poi, rientrato a casa, si distende sul letto senza svestirsi, senza infilarsi sotto le coperte, rendendosi conto di essere malato, sentendo dalla cucina il borbottìo di una pentola, il gorgoglìo dell’acqua, la goccia che continua a cadere dal rubinetto e ogni cosa altra si avverte come se si fosse distaccata dal tutt’uno che le tiene insieme.
Ecco che il suo pugno si stringe, fuori dal perimetro del letto, dove rimane sospeso come se stringesse la perfezione stessa che non c’è in una ortogonalità stabilita a priori, prima di tutto, andando idealmente a concretizzarsi in una forma verticale che si conficca con decisione nel pavimento, come un ombrellone che si pianta d’estate su una spiaggia deserta, ma senza che l’asta proietti l’ombra. È notte ormai, in lontananza un fuoco d’artificio chiude la festa di paese.

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