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FANTASTICO

La soffitta magica

di Karl Mirabelli

Bovindo

Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.


La soffitta magica

di Karl Mirabelli

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I calciatori della squadra blu erano stati appena umiliati: la squadra rossa aveva vinto 15 a 0.
Uno dei due attaccanti della squadra blu era davvero imbarazzante: era talmente scarso che, ogni volta che calciava, la pallina finiva sempre fuori dal campo da gioco.
In realtà dipendeva dai suoi piedi ormai consumati dal tempo, ma non fu mai sostituito.
Del resto, a chi importava più di prendersi cura dei calciatori di quelle squadre, visto che quel calcio balilla sarebbe rimasto abbandonato per sempre?
I gestori del bar in cui si assisteva a quelle sfide nel tempo libero non pensavano affatto alla manutenzione: quella infatti fu l’ultima partita. I festeggiamenti della squadra rossa terminarono subito quando gli omini capirono che nessuno avrebbe mai più guidato le loro squadre.
Due maschi contro due femmine: erano stati loro quattro gli ultimi ad aver inserito un gettone per una sfida che decretò la schiacciante vittoria femminile.
Il bar rimase aperto nei giorni a venire, ma l’area svago fu completamente rinnovata: trovarono spazio soltanto slot machine, videogiochi e jukebox. Tutto fu modernizzato: l’analogico lasciò spazio al digitale e la realtà virtuale aveva ormai preso il sopravvento.
Il biliardino abbandonato rimase chiuso in soffitta, in mezzo a diversi scatoloni imballati e accanto a un albero di Natale. Gli omini delle squadre rossa e blu erano tristi: non facevano altro che lamentarsi. Avrebbero fatto qualsiasi cosa pur di tornare a giocare, finché il portiere dei rossi vide una pallina bianca luccicare tra i rami dell’albero addobbato ancora a tema natalizio.
Gli omini non potevano abbandonare la loro area di gioco e iniziarono a gridare in cerca di aiuto.
L’albero di Natale aprì gli occhi e, tutto assonnato, riuscì a capire quelle preghiere. Con un soffio su uno dei suoi rami riuscì a far cadere la pallina nel campo di gioco.
I calciatori erano al settimo cielo: erano felicissimi.
Adesso mancava soltanto una cosa: qualcuno che potesse impugnare le stecche delle due squadre. Ma in quella soffitta non c’era anima viva.
Anzi, c’era. Ma non apparteneva agli esseri umani.
Lì qualsiasi cosa aveva un’anima: anche gli oggetti all’interno di tutte quelle scatole, i pastori del presepe imbustato, lo stesso albero di Natale e tutte le cianfrusaglie tipiche di un bar, come vecchie bottiglie, una macchina per gelati e molto altro.
E poi c’erano anche altri tipi di anime, non più vive: c’erano degli zombie.
Sì, una vera invasione di zombie in quella soffitta. Erano tutte le anime dei giochi che non c’erano più o che erano diventati troppo vecchi: lo zombie di un soldato schiaccianoci che non giocava più con qualche bambino del bar da almeno vent’anni, lo zombie di un cavalluccio a dondolo su cui nessun cliente metteva più un gettone per far fare un giro ai propri figli, oppure quello di un flipper ormai considerato troppo retrò per i giovani dei tempi attuali.
Proprio allora all’albero di Natale venne un’idea: organizzare un torneo. Decise di chiamare tutti questi zombie e chiese loro di impugnare le stecche per organizzare sfide a suon di gol.
Tutti gli oggetti parteciparono e si affrontarono in coppie, due contro due, e gli omini rossi e quelli blu ripresero finalmente a sudare e a calciare come ai vecchi tempi.
Vinse in finale per 10 a 5 la squadra rossa, composta dallo schiaccianoci e da una vecchia caffettiera. Ma anche gli avversari della squadra blu erano comunque contenti.
Tutti gli zombie avevano ripreso a vivere e in quella soffitta tornò la magia del Natale, anche senza luci accese o addobbi particolari, a differenza del bar sottostante, illuminato soltanto dalle luci fredde e dagli schermi delle tecnologie avanzate su cui si era deciso di puntare.

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