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INTROSPETTIVO
11 Marzo 2026 - 06:01
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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Mauro sentiva, sapeva che le sue giornate erano le pagine del vento. Su di esse era scritta la sua vita, senza che lui fosse capace di leggerla.
«Sono l’analfabeta di me stesso» ridacchiò, pur non avendone voglia, dopo un ennesimo sorso di rosso.
Ormai si ubriacava quasi ogni sera, senza una vera ragione. Ma beveva con quello che definiva un metodo ben ponderato: vale a dire sempre in casa, dove nessuno poteva vederlo. E se non c’erano testimoni, nessuno poteva sapere della sua disperata solitudine, di quel silenzio che gli devastava l’anima con urla profumate di pazzia.
«In me c’è qualcosa che non va» si disse per l’ennesima volta, osservando la bottiglia che teneva in mano. Era la seconda.
Sollevò lo sguardo e lo lasciò correre per l’ampia stanza: la sua biblioteca. Ne era orgoglioso. Le pareti erano ricoperte di scaffalature, stracolme di libri. Ne aveva letti la maggior parte.
«Eppure sono l’analfabeta di me stesso» si ripeté.
Avrebbe voluto approfondire le proprie ragioni, ma per quanto scavasse si accorgeva che c’era sempre un ulteriore livello da raggiungere, e poi un altro ancora, in una successione che pareva non avere fine.
Invidiava chi conduceva una vita semplice, senza domande. Aveva iniziato a leggere da bambino: una grave malattia lo aveva costretto a casa, lontano dai giochi dei coetanei, e l’amore per i libri trasmessogli dalla madre lo aveva reso un lettore vorace e onnivoro.
Crescendo, aveva cercato nei libri delle risposte, ma aveva trovato solo altre domande.
«Forse sono pazzo, o lo sto diventando» sospirò dopo una lunga sorsata.
Considerò che forse avrebbe dovuto smettere di leggere. Avrebbe potuto trascorrere il tempo libero in qualche bar, a parlare di sport. Ma subito si rispose: «No, non è da me».
Nulla aveva contro lo sport o chi lo amava, magari come semplice tifoso. Sapeva bene cosa volesse dire avere una passione. Ne aveva una anche lui: i libri, che assorbivano tutto il tempo che non trascorreva al lavoro.
Da lì a una settimana avrebbe compiuto trent’anni.
«Trent’anni... e solo come un cane» sospirò, senza autocommiserazione. Era una semplice constatazione.
Dopo la laurea e il primo impiego, se n’era andato a vivere per conto proprio. I genitori, ancora giovani e in salute, conducevano una vita sociale attiva che lui invidiava. Aveva due sorelle maggiori, sposate e con figli, che vedeva di rado pur vivendo nella stessa città.
«Volevo la mia indipendenza e l’ho avuta» considerò Mauro. Ma aveva trovato soprattutto solitudine e silenzio. Non se ne pentiva: anche tornando indietro, avrebbe rifatto la stessa scelta. Era sempre stato selettivo con le persone da frequentare — forse troppo. Così, a trent’anni, si ritrovava da solo in un appartamento tappezzato di libri. E con una bottiglia di vino in mano.
Era sabato mattina. Non lavorava mai di sabato.
Uscì di casa spinto dall’inquietudine, dal bisogno di stare fra la gente.
Si recò in una piazzetta vicino casa, dove ogni weekend si teneva un mercatino rionale. Alcune bancarelle vendevano libri a prezzi stracciati: la maggior parte inutili, ma a volte si trovava qualche titolo interessante.
Stava scartabellando in un cumulo di volumi quando sentì qualcuno fermarsi accanto, iniziando a frugare tra i libri già controllati.
Volse lo sguardo: una donna, poco più giovane di lui, molto attraente, in abiti sportivi che ne esaltavano la figura.
«Sono interessanti» si scoprì a dire Mauro, rimproverandosi subito: poteva sembrare un goffo tentativo di attaccare bottone.
«Li ha già letti?» sorrise la giovane, guardandolo. Aveva occhi di un blu incredibile.
«Sì, e mi sono piaciuti molto. Ma questo non vuol dire che debbano piacere anche a lei.»
La giovane sorrise, annuendo.
«Tra un po’ non saprò più dove metterli, i libri.»
«Benvenuta nel club, allora» rispose lui, notando che non portava anelli all’anulare sinistro.
«Accanito lettore?» chiese la sconosciuta.
«Da quando ho imparato a leggere.»
«Ci siamo dati appuntamento, allora» rise lei, divertita.
Pagarono i libri: quattro lei, tre lui.
«Sono Mauro Rosteni» fece il giovane, porgendole la mano.
«Veronica Sistri» rispose lei.
«Quale genere preferisci?»
«Sono una lettrice onnivora. E tu?»
«Lo stesso» annuì Mauro, lieto che Veronica fosse passata al tu.
Cominciarono a chiacchierare di libri come se si conoscessero da sempre. Si sedettero a un chiosco per un caffè, poi su una panchina all’ombra di un olmo. Senza rendersene conto parlarono di sé, del passato, delle speranze. A ogni parola, sembrava loro di conoscersi da tempo.
Quando Mauro guardò l’orologio, era già mezzogiorno e mezzo.
«Hai impegni per pranzo?» chiese, sperando di non essere inopportuno.
«Nulla che non possa rimandare, volendo» sorrise Veronica: era da tempo che aspettava una domanda così.
«Qui vicino c’è un’ottima trattoria. Posso invitarti?»
«Mi farebbe molto piacere.»
Lei avvertì la madre al telefono, che capì subito: la figlia aveva trovato qualcuno che le piaceva. E ne fu lieta.
«Andiamo?» chiese Mauro, deciso a non ubriacarsi più.
«Andiamo» rispose Veronica.
Le pagine di vento della vita di entrambi cominciavano finalmente a farsi leggibili.

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