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STORICO
10 Marzo 2026 - 06:00
Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.
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“Oggi il cielo è sereno, finalmente, dopo tanta tempesta…
Lungo Ponte Vecchio gli artigiani riprendono le loro attività, le botteghe sono molte e rinomate.
I giovani garzoni sono occupati a pigiare nei pestelli, intagliare le cornici…
Anch’io ero una di loro, unica donna ammessa al duro lavoro di apprendista… certo, le accademie mi erano precluse, lo scandalo sarebbe stato eccessivo…
È bella, quasi commovente, Firenze sotto il sole di primavera: fiera e famosa nel mondo.
Mi chiamo Artemisia, Artemisia Gentileschi.
Il mio nome è bello, non trovate? Artemisia è il nome di una pianta dalle molte virtù, gialla e profumata. A me piace tanto il giallo: in molti dipinti l’ho usato per raffigurare gli abiti delle donne, anche il mio. Il mio abito è luminoso, del colore dei re, della bellezza e della saggezza.
Ma questa è una lunga storia.
Gentileschi è il cognome di mio padre, un grande pittore che ha lavorato anche per il Papa.
Io sono nata a Roma, nella grande Roma, dove operavano i più grandi artisti, tutti intenti a mostrare al mondo la grandezza e la ricchezza nelle chiese e nella città.
Tuttavia la mia non è stata una vita facile.
Mia madre è morta quando ero bambina ed io, che ero la figlia più grande, spesso dovevo aiutare mio padre nel suo lavoro.
E mi piaceva, sapete, preparare i pigmenti ed i leganti per i colori, tendere le tele, usare i pennelli e le matite… è stato così che ho imparato a dipingere, osservando mio padre e gli altri artisti creare le loro meravigliose opere. Ho studiato la natura e i corpi umani… ho forse osato troppo?
E un giorno ho voluto provare io stessa.
Sapevo come fare, conoscevo l’arte e i suoi segreti: dipingere mi riusciva naturale come non avessi fatto altro nella vita, quasi fosse acqua pura che scaturiva da una fonte. Avevo fantasia, passione, creatività…
Insomma, ero una grande artista!
Ma ero anche diventata una donna, avevo ormai sedici anni.
E le donne non dovevano dipingere.
Era già sufficientemente difficile per un uomo raggiungere la fama: gli artisti si uccidevano fra loro nei bui vicoli di Roma per ottenere una committenza importante. O si avvelenavano nascostamente, o si diffamavano diffondendo ingiuste e oltraggiose accuse…
Figuriamoci, una donna! Solo quello, ci mancava!
Non era possibile e, comunque, non si doveva permettere.
E poi, incredibile a dirsi, una donna che disegnasse corpi umani, figure di amanti, anatomie perfette, scene allusive… no, questo non era proprio ammissibile.
Ma io lo sapevo fare, e meglio di tutti.
È stato un amico di mio padre, sì, il suo migliore amico, al quale lui stesso mi aveva affidata perché mi insegnasse i segreti del mestiere.
Padre, che mi hai abbandonato…
Il suo amico ha abusato della mia giovinezza, della mia fiducia, della mia passione; ha voluto, assieme al mio corpo, annientare il mio talento e la mia volontà.
Ma non ci è riuscito. Io l’ho denunciato alle autorità ed ho subito il processo.
Non lui, ma io.
Io sono stata accusata di essere bugiarda, una poco di buono; sono stata umiliata e torturata di fronte a tutti. Sì, la tortura delle mani: le mie dita sono state rotte, una ad una, in più punti.
Non si può fare cosa peggiore a un’artista.
Le mie dita storte, violate anch’esse, così come la mia anima.
Il mio stupratore è stato condannato, ma la tortura l’ho subita solo io.
Nel corpo e nella mente.
Ma con le mie povere mani ho ricominciato a dipingere, come e meglio di prima.
Il grande Leonardo diceva che il bravo pittore non dipinge con le mani, ma con la mente.
E la mia mente era adesso più chiara, forte e grande che mai.
Sì, sono una grande pittrice.
Io, Artemisia.”
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