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ROMANCE

Alice

di Claudio Montanari

Bovindo

Bovindo – racconti da leggere, autori da scoprire è la rubrica dedicata a chi desidera far conoscere la propria voce letteraria e condividere il piacere del racconto breve.
Ogni giorno, dal lunedì al venerdì, Bovindo propone un nuovo racconto, scelto tra autori esordienti e scrittori già affermati, offrendo ai lettori uno sguardo privilegiato sulla narrativa italiana contemporanea: una finestra luminosa da cui osservare il mondo attraverso tante piccole grandi storie.
Gli autori interessati possono inviare all’indirizzo bovindo2025@gmail.com il proprio racconto indicando nome, cognome, luogo di residenza e contatto telefonico. I testi, in lingua italiana e a tema libero, non dovranno superare le quattro pagine (formato A4, file Word). Sono ammessi racconti editi o inediti, senza limiti di genere. Per ulteriori informazioni: cellulare 327 1371380. Bovindo è uno spazio aperto e inclusivo, dove la scrittura respira, il talento si riconosce e ogni voce trova il suo lettore.


Alice

di Claudio Montanari

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L’inverno arrivò gelido, senza bussare. Alice era immobile. Il suo sguardo si perdeva fuori dalla finestra. I suoi grandi occhi chiari incontravano il bordo del lago, dove il fango tratteneva i pesci morti, poi più in là, il blu profondo dell’acqua, poco sotto il ghiaccio, e poi lassù, si perdevano nel rosso del sole, che piano piano andava a morire, dietro il canneto.
Uno stormo di anatre colorate si levò all’improvviso, starnazzando, passò vicino alla finestra ed un brivido percorse il suo corpo. Poi di nuovo il silenzio. I lunghi capelli rossi accarezzavano il vestito di velluto e le mani bianchissime erano immobili sulla tastiera. La stanza era fredda senza musica. Sopra il nero laccato del pianoforte c’era il vaso più bello, con un castoro disegnato e con le rose rosse, che portavano il profumo di Fabio. Lui non c’era.
Le sue lettere si confondevano con i fogli di musica stropicciati, ma Alice voleva così, per sentirlo vicino. Sentiva ancora il calore delle sue labbra e poi il freddo nelle sue parole. Le parole che odiava, che avrebbe voluto gettare nel lago. Un impegno di lavoro imprevisto lo avrebbe tenuto lontano più del solito. Ogni volta le diceva che era l’ultimo, ma a lei ormai poco importava. Quel rapporto esasperato si trascinava nell’abitudine ormai da troppo tempo ed entrambi lo sapevano.
Voleva gridare, fuggire da quella prigione, ma la tristezza si fece presto padrona dei suoi pensieri e la strangolò. I suoi occhi si fecero grigi, come le montagne intorno al lago. Le note ebbero presto il colore delle sue lacrime. Lui non sarebbe più tornato da Beatrice. Aveva promesso. Scaraventò con rabbia il vaso a terra, ma poi non ebbe il coraggio di raccogliere i cocci perché pensò che, se lo avesse fatto, l’ultima cosa che gli restava di lui sarebbe andata perduta.
“Fabio mi ha fatto il male che gli ho chiesto!” ripeteva tra sé ad occhi chiusi. E ripensava alle parole di sua madre, che la tormentavano nell’anima, come lame affilate: “‘È un prezzo che non sei in grado di pagare, Alice! Non puoi cambiare l’universo!’”
Ben presto lo splendore lunare riempì la stanza e il temporale nei suoi occhi svanì. Arrivò il vento e agitò gli alberi, fischiò tra le canne, rompendo il silenzio. Alice raccolse una rosa e la strinse sul petto. Nel sentire il profumo le sembrò di correre a piedi nudi sull’erba, verso le braccia di Fabio. Invece restò lì, immobile, per un tempo che le sembrò infinito.
Il silenzio della stanza era rotto solo dal ticchettio dell’orologio a pendolo, un suono che sembrava scandire la sua solitudine. Finalmente, si alzò lentamente dal pianoforte e si avvicinò alla finestra. Il lago era ormai avvolto nell’oscurità, e solo la luna piena rifletteva la sua luce pallida sull’acqua ghiacciata.
Decise che non poteva più restare prigioniera dei suoi ricordi. Doveva trovare una via d’uscita, un modo per ricominciare. Con un gesto deciso, raccolse i cocci del vaso e li gettò nel cestino. Le rose, ormai appassite, seguirono lo stesso destino. Era tempo di lasciar andare il passato.
Alice prese un respiro profondo e si diresse verso la porta. Indossò il cappotto e uscì nella notte fredda. Il vento gelido le sferzava il viso, ma lei non si fermò. Camminò fino al bordo del lago e si fermò a guardare l’acqua. Le sembrava di vedere il riflesso di Fabio, ma sapeva che era solo un’illusione. Con un ultimo sguardo al lago, Alice si voltò e iniziò a camminare verso il villaggio.
Ogni passo la portava più lontano dal dolore e più vicina a una nuova vita. Sapeva che non sarebbe stato facile, ma era determinata a trovare la sua strada. E mentre camminava, sentì una nuova forza crescere dentro di sé, una forza che le avrebbe permesso di affrontare qualsiasi cosa il futuro le riservasse.

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